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L’INTERVISTA – Cesetti tra sanità, PD e comunali: “Ho ancora energia, idee e voglia di fare politica. La pensione? Non fa per me”

Paolo Paoletti 11 min di lettura

di Paolo Paoletti

C’è chi lo considera una delle ultime figure politiche storiche “di peso” del centrosinistra marchigiano. Dalla Camera dei Deputati al ruolo di primo presidente della Provincia di Fermo, da sindaco negli anni Novanta, alla Regione Marche, passando per decenni di scontri politici, alleanze, rotture e battaglie, in primis sulla sanità. Fabrizio Cesetti ce lo ha dichiarato senza mezzi termini: “Non ho alcuna intenzione di andare in pensione, né come avvocato né come politico”. Con lui abbiamo voluto toccare diverse tematiche, dallo stato di salute della sanità marchigiana alla scelta del nuovo sindaco di Fermo passando per la storica rivalità con Saturnino Di Ruscio. E a riguardo…la sua risposta sorprenderà tutti.

Partiamo dalla sanità regionale di cui ti occupi denunciando spesso ritardi o inadempienze. Cosa ne pensi della vicenda sacche di plasma: è un stato un errore tecnico o politico? È un episodio isolato o il segnale di una sanità marchigiana che ha perso coordinamento?

Lo scandalo plasma, insieme agli inaccettabili ritardi nella refertazione degli esami istologici è il simbolo di una sanità regionale che il centrodestra ha portato al collasso. Dunque le responsabilità sono tutte politiche, anche perché i medici e i tecnici dell’Officina del Sangue, come delle Anatomie Patologiche, segnalano da anni carenze strutturali di personale e avevano chiesto di rivedere i quantitativi di plasma, non essendo più il servizio in grado di lavorarlo. Invece, il dirigente del Dipartimento Salute della Regione Marche, con una email dello scorso 27 febbraio, incitava a non rallentare la raccolta per prevenire effetti mediatici negativi che sarebbero derivati da un calo delle donazioni. Chi si voleva tutelare con tale sconsiderato atto se non la giunta regionale? Ma il fatto più inquietante è che la Giunta regionale sapeva tutto, poiché, come ha dimostrato l’inchiesta di Fanpage, era nell’elenco di quanti avevano ricevuto quella sciagurata disposizione e ha fatto finta di niente.

Chi dovrebbe dimettersi, se qualcuno deve farlo?

Personalmente non chiedo le dimissioni di nessuno. Almeno per ora, in attesa che la magistratura penale e contabile faccia piena luce sull’accaduto. C’è però un tema evidente, che ho avuto già modo di porre pubblicamente. Il sistema sanitario regionale è allo sfascio: di fronte a una situazione così drammatica e straordinaria, che continua a peggiorare giorno dopo giorno, il presidente Acquaroli, in quanto responsabile della politica sanitaria regionale non può tenersi in disparte e lasciare tutte le responsabilità in capo all’assessore, ma deve adottare provvedimenti tempestivi e definitivi.

Calcinaro ti accusa di avercela costantemente con lui. Com’è cambiato il vostro rapporto nel corso degli anni e qual’è stato secondo te il fattore che ha decretato il suo passaggio alla destra?

Io mi sono sempre interessato di sanità, sia come assessore al Bilancio della giunta Ceriscioli, programmando e investendo risorse per realizzare nella provincia di Fermo due nuovi ospedali ad Amandola e Campiglione, nonché la Casa di Comunità per le cure intermedie di Sant’Elpidio a Mare, e per ristrutturare l’Ospedale di Comunità di Montegiorgio. Ma ho continuato a farlo anche dall’opposizione: basta controllare la miriade di atti che ho depositato nella scorsa legislatura quando all’assessorato c’era Filippo Saltamartini. Io non mi occupo di Calcinaro, ma faccio politica portando in aula le istanze che raccolgo quotidianamente sul territorio o che ricevo in forma scritta dai cittadini. Se poi vuoi sapere perché è passato alla destra, il motivo credo sia semplice e lo conoscono tutti: è voluto salire sull’autobus politico che lo portava dove voleva andare senza andare tanto per il sottile e a dispetto di un minimo di coerenza! Calcinaro sa sempre dove vuole andare a parare.

Nel PD qualcuno non ti voleva al terzo mandato in Regione: era una questione di rinnovamento o il timore del tuo peso politico?

Nel Partito Democratico, come in ogni comunità politica sana, si discute e ci si confronta. Io avevo ricevuto da una parte dei dirigenti e degli iscritti, ma anche da esponenti del mondo dell’impresa, del lavoro, dell’associazionismo, oltre che da alcuni sindaci e soprattutto da autorevoli personalità del PD, l’invito di mettermi a disposizione, e l’ho fatto senza alcuna richiesta di candidatura sia ben chiaro. Una candidatura che si è concretizzata grazie alla decisione di Francesco Giacinti. È evidente che coloro che non volevano la mia candidatura non lo facevano perché ce l’avessero con me, e ci mancherebbe! Avevano semplicemente il timore di non essere candidati e, se candidati, di non essere eletti come in effetti è poi avvenuto. Alla fine ha prevalso la ragione sull’emozione.

Perché oggi il PD provinciale fatica ancora a costruire una leadership chiara e si ritrova commissariato?

Il PD fermano non è riuscito in questa operazione, ovvero eleggere il segretario provinciale, proprio a causa del commissariamento. Si sarebbe dovuto celebrare il congresso come per le altre federazioni. Penso anche che sia ora di finirla con la retorica dell’unità a tutti i costi. In democrazia l’unità e la sintesi si possono costruire anche intorno a un vincitore e a un vinto, attraverso un percorso, quello sì condiviso, di confronto. Il commissariamento ha impedito questo processo democratico, che resta invece la strada maestra.

Se oggi dovessi indicare un leader vero nel centrosinistra fermano, chi sarebbe?

A Fermo il centrosinistra ha saputo diventare una comunità unita e coesa e ha indicato una candidata a Sindaco. Non si tratta di una scelta calata dall’alto, ma il frutto di un accordo tra forze politiche e civiche. Il discorso cambia radicalmente per quanto riguarda il centrosinistra della provincia di Fermo, che dovrà presentarsi unito anche alle prossime elezioni politiche. Non dovremo permettere che i rappresentanti del territorio, i candidati alla Camera e al Senato, vengano imposti da logiche romane. Il Fermano non è un territorio da commissariare e/o da spartirsi: chi ci dovrà rappresentare dovrà essere scelto qui, attraverso il meccanismo delle primarie nel caso non vengano ripristinate le preferenze. E chi si presenta alle primarie dovrà autocertificare l’assenza di pendenze, penali, civili che hanno a che fare con la pubblica amministrazione, disciplinari e assenza di conflitti di interesse. È un metodo che abbiamo già sperimentato con successo nel 2009 per le elezioni provinciali e nel 2013 per le politiche. Se il centrosinistra vuole davvero riconnettersi con i propri elettori, deve smettere di paracadutare i nomi dall’alto e tornare a usare strumenti di partecipazione democratica. Senza questo passaggio, rischiamo solo di ripetere gli errori del passato e di tradire la fiducia della nostra comunità.

Le candidature per le prossime elezioni comunali di Fermo stanno spiazzando tutti. Dopo quarant’anni di politica vorrei un tuo giudizio onesto, partiamo da Alberto Scarfini, è lui il sindaco in pectore?

Scarfini, pur essendo un bravo avvocato, non sarà eletto sindaco. La partita vera è tra centro sinistra e centro destra: il finto civismo è finito da tempo e ha scoperchiato il vaso di Pandora all’interno del quale c’è solo la questione poltrone!  Alla fine vincerà il centro sinistra, anche perché un apparentamento/accordo tra Tosoni e Scarfini mi sembra molto complicato: dovrebbero rinnegare le ragioni reciproche della divisione al primo turno turno.

Davvero il Pd non aveva un suo candidato politico forte? È un problema di classe dirigente o di mancanza di visione politica?

Il candidato doveva essere condiviso tra tutte Le forze del centro sinistra, che avranno fatto le loro valutazioni nella scelta.

Ho tenuto l’ultimo candidato per il finale, Saturnino Di Ruscio, onestamente cosa ne pensi?

Nonostante i nostri scontri storici, quest’estate incontrando Di Ruscio al mare ho detto (scherzando ma non troppo) a sua figlia: ‘Vedi, c’è chi racconta la cronaca, ma tuo padre e io siamo la storia’. Lui, come Sindaco, ha segnato questo territorio, pur con errori come il ‘no’ alla terza corsia, e resta sicuramente il candidato più esperto. Tuttavia, la storia difficilmente si ripete! Oggi la sua unica possibilità è, convergere al ballottaggio in un accordo con il centro sinistra. Ed è per me possibile e auspicabile avendo lui ormai preso le distanze dal centrodestra, sia politicamente che programmaticamente.

Hai attraversato tutte le fasi della politica, dal Comune al Parlamento, dalla Provincia fino alla Regione: oggi la politica è migliorata o peggiorata rispetto a quando hai iniziato negli anni ’70? Qual è il ruolo a cui resti maggiormente legato?

Oggi la politica è peggiorata, smarrendo la propria identità: i partiti si sono trasformati troppo spesso in comitati elettorali al servizio di un leaderismo sfrenato. Dopo cinquant’anni di attività, ricordo una stagione profondamente diversa. Da giovanissimo ebbi l’opportunità di confrontarmi con giganti del territorio, come Ezio Santarelli che nel 1992, quando divenni da indipendente il più giovane deputato del PDS, mi accompagnò al mio esordio alla Camera dei deputati. Negli anni di quella straordinaria esperienza fino al 2001 ho avuto l’opportunità di incontrare, e in alcuni casi di conoscere bene, uomini di una cultura politica oggi quasi estinta, capaci di dare alla politica uno spessore e una visione che l’attuale classe dirigente sembra aver perduto. Tutti i ruoli che ho ricoperto mi hanno fatto vivere con intensità vite diverse e quello a cui resto più legato è il ruolo di Presidente della Provincia di Fermo: è oggi una realtà istituzionale e politica che ho voluto fortemente, essendo stato l’unico firmatario della proposta di legge che l’ha istituita, dopo la riproposizione della stessa nel suo testo originario, così come approvato dalla I Commissione della Camera dei deputati, dal compianto On. Zama. Ne sono poi diventato il primo Presidente eletto direttamente e sono ancora oggi orgoglioso di averla costruita dal nulla. sostenuto dalla mia Giunta e dal Consiglio provinciale tutto di allora. È l’esperienza che, più di tutte, ha segnato le fatiche e le soddisfazioni della mia vita politica.

Il risultato che ti rende più orgoglioso?

In tutti i ruoli che ho ricoperto c’è sempre stato un disegno, una visione di continuità programmatica e di realizzazione. Pensa, ad esempio, a quella che possiamo definire la più grande opera, se così vogliamo chiamarla, istituzionale e politica: la Provincia di Fermo, senza la quale questo territorio oggi sarebbe completamente diverso. Non avremmo avuto tutti gli uffici periferici, avremmo perso il tribunale e saremmo diventati un territorio desertificato. Indubbiamente la Provincia è stata l’opera principale. E dov’è la continuità? Ti faccio un esempio: diventato sindaco nel novembre del 1990, insieme agli altri sindaci andai in Regione per ottenere il parere previsto dalla Costituzione per l’istituzione della Provincia.

Da parlamentare, nel 1999, sono stato il primo e unico firmatario della proposta di legge istitutiva della Provincia di Fermo, poi approvata in sede referente dalla Prima Commissione Affari Costituzionali nel 2001, il giorno dello scioglimento delle Camere. Successivamente quel testo fu ripreso dall’onorevole Zama e approvato in tempi rapidissimi nella legislatura successiva.

Una volta istituita la Provincia (erail 2004), nel 2009 ne sono diventato il primo presidente e, da presidente, l’ho costruita praticamente dal nulla. Sempre con il parere unanime di tutti i sindaci, ho deciso l’ubicazione dell’ospedale a Campiglione di Fermo, scelta che tra l’altro evitò anche l’insediamento della centrale a biomasse. E bisogna dirlo: ci fu il parere favorevole unanime dei sindaci, tra cui quello dell’allora sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio. Non è un complimento, è semplicemente la verità: se lui si fosse messo di traverso, quell’ospedale lì non sarebbe mai nato.

Poi, da assessore regionale al bilancio, dopo aver sottoscritto l’accordo di programma come presidente della Provincia di Fermo, ho finanziato il nuovo ospedale con 70 milioni nel dicembre 2015 ed altri 30 milioni nel dicembre 2019, oltre agli 11 milioni per la viabilità di adduzione. Ad oggi, quello che è stato realizzato, è stato fatto con queste risorse e parliamo di dati confermati dalla Corte dei Conti.

In tutto questo c’è una continuità evidente che, per certi versi, dà anche un senso compiuto alla mia attività di tutti questi anni. E devo dire anche un po’ di orgoglio.

Ci aspettiamo il quarto mandato in Regione?

Oggi svolgo il mio terzo mandato in Consiglio Regionale con un entusiasmo e un impegno persino maggiori rispetto al passato. Per me la politica è una passione: credo fermamente che, attraverso l’impegno politico e civile, si possano davvero cambiare le cose e rendere il nostro territorio migliore. Per questo io ‘ci sono’ e non ho alcuna intenzione di andare in pensione, né come avvocato né come politico. La pensione non fa per me: mi annoierei a morte. Ho ancora tantissima energia, idee e un desiderio di fare che oggi, finalmente, posso esprimere con una libertà ancora più grande e non devo dimostrare più nulla se non restituire con il mio quotidiano impegno il tanto che ho avuto.

Scritto da

Paolo Paoletti

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