L’INTERVISTA – Calcinaro tira dritto: “Il Fermano oggi pesa più che mai. Se mi ricandido sindaco tra vent’anni, bloccatemi”
di Paolo Paoletti
Dalla fascia tricolore di Fermo alla guida della sanità marchigiana. Paolo Calcinaro è oggi uno degli uomini chiave della giunta regionale, chiamato a gestire il settore più delicato e strategico: quello che assorbe gran parte del bilancio e incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, la sanità. Forte delle 9.311 preferenze che lo hanno reso il più votato di tutte le Marche gli abbiamo chiesto perché, di tanti settori tra cui poter scegliere, è andato proprio a ‘impelagarsi’ in quello più difficile e che in passato ha penalizzato politicamente molti suoi predecessori. Dalla vicenda delle sacche di plasma, al legame indissolubile con Fermo, passando per la scelta di Alberto Scarfini come suo erede, fino alla gestione della comunicazione social e il futuro del Girfalco. Un’intervista senza giri di parole e uno sguardo che resta inevitabilmente diviso tra le Marche e “la sua” Fermo.
Iniziamo dal presente, quando sei stato eletto, a prescindere dal numero dei voti, quello che mi ha colpito è stata la delega alla sanità, te lo chiedo in modo diretto…con il senno di poi rifaresti quella scelta?

Assolutamente sì. Lo rifarei perché sono ancora dell’antica e forse spesso desueta idea che la politica è servizio. Maggiore è il servizio che viene reso, più alto è il tuo ruolo. La sanità è quella tematica che tocca davvero tutti. Sono inoltre convinto che la politica non è convenienza e non è una strategia mirata alla prospettiva di un infinito domani.
E poi c’è anche un aspetto strategico per il territorio: completare l’ospedale di Amandola, accompagnare l’apertura del nuovo grande ospedale di Fermo, studiare la rinascita del Murri e rilanciarlo con un nuovo disegno. Credo che se per la prima volta un fermano ricopra questo assessorato, in questo momento, sia importante anche dal punto di vista strategico. Poi ovviamente va detto che mi occupo anche di molto altro. Sto andando a conoscere e supportare tutte le nostre realtà marchigiane perché la sfida vera è quella che riguarda tutta la regione.
Hai ereditato un sistema sanitario con criticità evidenti, dalle liste d’attesa ai pronto soccorso sotto pressione. Qual è, a meno di un anno dalla tua elezione, il primo risultato concreto che può rivendicare oggi?
Diciamo una cosa: sto per compiere il sesto mese dall’insediamento. È vero che sembra il doppio, ma sono sei mesi. Un periodo in cui si studiano e si valutano le tante criticità del sistema, ma anche le sue potenzialità e gli aspetti positivi.
Detto questo, prendiamo un tema che tocca davvero tutti: le liste d’attesa. Proprio nelle ultime tre settimane abbiamo messo in campo, e faremo ancora di più a maggio, un nuovo sistema, a costo zero, di affinamento della gestione delle liste, con l’obiettivo di ottimizzare quelle fasce finora inaccessibili alle prenotazioni CUP, come le prese in carico di provenienza ospedaliera.
È una novità partita nell’ultima settimana di marzo che ha già portato a un incremento del 9% delle visite effettuate nelle Marche rispetto a marzo 2025, pari a 17.300 prestazioni in più in una sola settimana. E questi sono solo i primi effetti: tra aprile, ma soprattutto maggio e poi giugno, i risultati saranno ancora più evidenti, sempre senza costi aggiuntivi per il sistema.
Credo che anche l’implementazione straordinaria degli organici, con 383 innesti in più sul territorio – che non sono sostituzioni di pensionamenti né stabilizzazioni, ma risorse aggiuntive – rappresenti un passo davvero sostanziale per offrire un’alternativa all’ospedalizzazione di massa. Si tratta infatti di assunzioni che andranno a rafforzare le case di comunità o ospedali di comunità sul territorio.
Il tema della sanità pubblica contro quella privata è sempre più presente nella nostra quotidianità. E qui subentra un fattore discriminatorio che è quello economico: chi se lo può permettere si cura prima e chi non ha i soldi deve aspettare. La direzione è rafforzare il pubblico o aumentare l’integrazione con il privato?
Come accennavo, è fondamentale intervenire sul pubblico: aumentare la disponibilità nelle liste d’attesa e rafforzare gli organici con nuove assunzioni è la base. Senza questi passaggi, non si può pensare di migliorare davvero il sistema. Detto questo, bisogna fare attenzione. Non si può sostenere che queste azioni servano a ridurre l’integrazione con il privato convenzionato. Se fosse questa l’impostazione, si rischierebbe di non aumentare mai realmente l’offerta complessiva per i marchigiani. La sfida, invece, è un’altra: potenziare il pubblico per far crescere l’offerta sanitaria nel suo insieme, sommando in modo efficace anche il contributo del privato accreditato. Sempre con un obiettivo chiaro: garantire un servizio migliore e più accessibile ai cittadini.
Non posso non chiederti della vicenda delle sacche di plasma che come puoi immaginare ha lasciato molti cittadini e donatori con l’amaro in bocca (a dir poco). Cosa state facendo per evitare che un fatto così grave possa ripetersi?
Anche a me questa vicenda ha lasciato un forte amaro in bocca. Soprattutto perché, pur nella consapevolezza di aver ereditato un sistema che presentava già alcune criticità, quel sistema non ha assolutamente garantito una corretta informazione ai vertici dell’azienda e, di conseguenza, nemmeno alla Regione. Tutto è emerso attraverso un’altra via, e questo è un fatto grave. Ancora più grave se si considera che erano già in corso interlocuzioni proprio per cercare di affrontare e risolvere alcune problematiche.

Quello che è accaduto non solo lascia amarezza, ma impone anche molti dubbi: perché non informare immediatamente? Perché non segnalare subito le potenziali criticità, soprattutto se una situazione così seria era emersa già oltre dieci giorni prima rispetto a quanto poi si è appreso pubblicamente attraverso la notizia uscita online? È un fatto molto brutto e, francamente, anche molto sospetto.
In questa fase si sta cercando di tamponare temporaneamente la situazione con l’impiego di tecnici provenienti da altre Ast, così come era stato disposto già in quei giorni. Nel frattempo è stata anche modificata la gestione della responsabilità dell’officina del sangue, con un cambio di referente, proprio per affrontare l’emergenza in modo diverso e più efficace.
Resta però evidente che servono migliorie strutturali. E ci tengo a sottolineare che queste sono possibili anche grazie all’aumento della spesa sul personale e al potenziamento disposto dalla Regione a fine gennaio per Torrette, alla quale è stata assegnata la quota più alta tra tutte le aziende sanitarie marchigiane: 2 milioni e 150 mila euro di maggiore capacità di spesa sul personale in più, destinati a nuove assunzioni a tempo indeterminato.
Da ex sindaco di Fermo ad assessore regionale, onestamente, il Fermano ha davvero guadagnato peso o è rimasto ai margini?
Fermo, in questi ultimi anni, non ha mai beneficiato di investimenti così importanti a livello regionale. Basta pensare al Lungotenna, al ponte con Porto Sant’Elpidio e agli interventi sull’ospedale stesso. Se consideriamo poi che quasi l’80% del bilancio regionale è assorbito dalla sanità, è evidente quanto questo ambito rappresenti il cuore dell’azione amministrativa. Un settore complesso, difficilissimo da gestire, ma anche di primissimo piano.Proprio per questo, credo si possa dire che il Fermano oggi ha un peso e una centralità che probabilmente non ha mai avuto in passato. Senza nulla togliere agli assessori che ci sono stati prima, anche validi, ma è indubbio che la portata degli investimenti e dell’attenzione attuale rappresenti qualcosa di nuovo per questo territorio.
Torniamo a casa, nella nostra Fermo. Hai designato Alberto Scarfini tuo ‘erede’ politico. Perchè proprio lui?

Alberto Scarfini, credo che sia il candidato giusto perché è un candidato equilibrato, che ascolta la gente, viene dalla nostra comunità fermana un po’ come me. Ha come primo amore viscerale, quello per questa città e sicuramente non compromette questo amore per altre direttrici che possono essere a volte un po’ divergenti come quelle magari delle logiche politiche, partitiche o idealistiche. Per questo rappresenta, a mio avviso, la garanzia più solida di continuità. E lo dico senza difficoltà: anche dal punto di vista caratteriale ha qualità che probabilmente sono migliori delle mie. Accanto a lui c’è una squadra che unisce continuità e rinnovamento: da una parte persone che conoscono bene la macchina amministrativa, dall’altra tanti volti nuovi che portano entusiasmo, competenze e una forte aderenza ai bisogni reali della città.
Con la candidatura di Tosoni con la destra si è creato un cortocircuito politico o sbaglio? Gli stessi partiti di destra che in Regione governano insieme a te, a Fermo sostengono Leonardo Tosoni, che si pone in alternativa ad Alberto Scarfini che invece è la prosecuzione del tuo lavoro…insomma, un bell’intreccio…
Su questo i civici hanno avuto, come è ovvio che sia, una loro forte, dovuta e giusta indipendenza. L’opzione che ho intrapreso, anche perché non esisteva una reale alternativa civica a livello regionale, non può e non deve rappresentare oggi un vincolo per altri.
Secondo me un confronto c’è stato ed evidentemente non sono state garantite fino in fondo quelle condizioni di autonomia civica che, per una questione di etica politica, dovrebbero essere centrali. Penso anche a quella parte di civismo più di legata più di tendenze di centro sinistra, ma che non si è assolutamente fidata dei partiti di centro sinistra partito del Fermano che da tempo sono lontani rispetto alla al funzionamento della concretezza quotidiana cittadina.
Parliamo di comunicazione, il tuo ‘essere social’ è quotidianamente elemento di discussione. Va detto per la cronaca che coerentemente lo facevi da sindaco e continui a farlo adesso ma non è forse un po’ troppo?

Ma questa è una mia caratteristica, e lo è sempre stata. Non vedo quindi perché dovrei cambiare, o peggio ancora sembrare uno che, arrivato a un certo punto, modifica il proprio atteggiamento, dando l’idea che prima fosse stato in qualche modo strumentale e che poi, una volta approdato in Regione, abbia cambiato linea.
Tra l’altro, lo faccio anche in modo molto equilibrato: da una parte c’è il profilo istituzionale, dall’altra il mio profilo personale, dove posso o permettermi anche un tono più distaccato dalla politica, a volte persino più leggero, tra virgolette, che rispecchia il mio modo di essere. Scriverò sempre anche su Fermo, perché è la città a cui tengo: per questo mi sta a cuore che possa avere una continuità amministrativa basata su una guida solida e adeguata.
Tra l’altro anche nei messaggi privati rispondo molto spesso ai cittadini, e sono sempre io a farlo. Credo siano in pochi, perché di solito, quando si arriva a un certo livello in politica, ci si affida a qualcuno che gestisce i profili. Io invece continuo a gestire personalmente entrambe le mie pagine. Certo, a volte non riesco a rispondere proprio a tutti, ma l’impegno è quello di mantenere un rapporto diretto e autentico con le persone. Onestamente questo credo sia una cosa positiva e non negativa.
Tra i temi caldi che hai lasciato ai fermani c’è il progetto del Girfalco, pensi sia giusto andare avanti o è mancata davvero la condivisione con la città?
Fermo restando che non è deciso al singolo dettaglio, credo ci sia la piena volontà, da parte di una persona di grande buon senso e di stile come Ingrid, di confrontarsi e discutere con le associazioni e con tutti i soggetti coinvolti. Credo che i perni della ristrutturazione siano tutti elementi condivisibili. Difficilmente possono non trovare consenso. Se togliamo il fatto che siamo in campagna elettorale, dove anche ciò che è condivisibile finisce per diventare divisivo. Parlo del verde aumentato: ci saranno più superfici verdi rispetto a oggi. Dell’area giochi, che viene completamente rifatta. Credo sarà il primo intervento in ordine cronologico. E anche ampliata, cosa che per dieci anni mi è stata chiesta da tanti cittadini: madri, padri, nonni, nonne e nipoti. Un intervento giustissimo e atteso.
Così come era giusto e atteso che, con l’arrivo dell’ascensore, si riducessero al minimo gli spazi di parcheggio. Parcheggi che in passato facevano inorridire molti di quelli che oggi, in modo anche strumentale, si lamentano per questo progetto ( non tutti va detto) , che va proprio limitare i parcheggi. Quei posti auto di cui prima ne criticavano la presenza.
Credo comunque che su alcuni dettagli, soprattutto quelli sollevati dalle associazioni, che agiscono in assoluta buona fede, il confronto è giusto che resti aperto.
Tuttavia, ci sono alcuni capisaldi chiari: più aree verdi, un parco giochi più grande, una riduzione netta dei parcheggi e la realizzazione degli stradelli in graniglia, materiale assolutamente naturale che consente una migliore fruibilità, ad esempio per carrozzine di persone con disabilità e passeggini dei più piccoli che frequentano l’area del Duomo. Parliamo di cose che sono assolutamente migliorative e vi garantisco attese da tantissimo tempo, ma sotto elezioni si trasforma tutto.
Tra una ventina di anni ti ritroveremo nuovamente candidato sindaco di Fermo?
Se mi presentassi sindaco tra 20 anni bloccatemi. Ve lo dico come testamento sin da adesso bloccatemi sia sui social ma anche fisicamente.
Uhm…se si ripresenta prima dobbiamo fermarlo ugualmente?