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L’INTERVISTA – Ruspe al Girfalco, da spazio libero a giardino recintato. Trentuno: “Senza confronto, progetto non idoneo”. Cittadini pronti alla mobilitazione

Paolo Paoletti 9 min di lettura

di Paolo Paoletti

I primi mezzi al lavoro, la panchine del belvedere ridotte a cumuli di macerie e l’area giochi scomparsa. Pur trattandosi solamente di un primissimo intervento, la presenza delle prime ruspe è bastata pern riaccendere il campanello d’allarme tra cittadini e associazioni. Il progetto di ‘riqualificazione’ del Girfalco procede. L’amministrazione guidata dall’attuale vice sindaco Mauro Torresi sembra voler tirare dritta, nonostante le crescenti critiche delle associazioni e dei cittadini. Non un intervento qualsiasi. Uno spazio storico, dove a contare è sempre stato l’equilibrio e il dialogo del parco con la cattedrale, simbolo identitario e della storia della città. Ci siamo confrontati con il presidente di Italia Nostra Fermo Lorenzo Trentuno, che annuncia, tra le altre iniziative a difesa dell’area, anche una grande mobilitazione in piazza.

Presidente Trentuno, perché Italia Nostra, insieme ad altre associazioni e a moltissimi cittadini, si oppone al progetto di riqualificazione del Girfalco? Qual è il punto più critico, senza giri di parole?

Innanzitutto il metodo: un intervento così profondo su un luogo che è il simbolo stesso della nostra identità avrebbe richiesto un dibattito pubblico. E non mi riferisco solo a un confronto con le associazioni, ma a un coinvolgimento diretto di tutta la cittadinanza. C’è una ragione storica fondamentale che non possiamo ignorare: dal 1446, l’anno in cui gli Sforza furono cacciati dalla Rocca, il Girfalco non è più una fortezza, ma un bene comune. Da oltre cinque secoli, i fermani ne sono i veri e unici “proprietari”.

Alla luce di questo, trattare un’area così densa di significati come un semplice cantiere da gestire in uffici chiusi è un errore. Non si può riqualificare il cuore di Fermo senza ascoltare chi quel cuore lo abita e lo custodisce da generazioni; è un processo indispensabile per un bene così prezioso.

La mancanza di confronto ha portato ad un progetto che presenta, oltre ad aspetti generali, anche questioni tecniche a nostro avviso poco lungimiranti e non idonee al contesto.

Sulla questione della condivisione, i fatti poi sono molto semplici: come Italia Nostra siamo stati invitati a due appuntamenti, formalmente ad ottobre 2023 e poi, solo informalmente, a novembre 2024. Considerato che gli incarichi tecnici sono stati affidati ad ottobre 2024 e le prime consegne da parte degli incaricati sono avvenute circa un anno dopo, quegli incontri sono serviti unicamente ad illustrarci il finanziamento ottenuto e l’intenzione dell’Amministrazione di investire sul Girfalco. Abbiamo accolto con estremo favore l’arrivo di risorse così importanti per la riqualificazione dell’area, ma non possiamo ignorare il fatto che sul contenuto del progetto non ci sia stata alcuna reale condivisione.

Parliamo di un intervento di valorizzazione o di uno snaturamento? Dove sta il confine, secondo voi?

Il confine che fa sì che non si tratti di miglioramento ma di snaturamento sta a mio avviso nel cambiare la funzione del luogo. La questione va oltre il mero gusto estetico: il Duomo è uno spazio che va vissuto e non semplicemente guardato attraverso dei percorsi delimitati. Quando nel progetto si parla di “ridurre il transito pedonale all’interno delle aiuole” o di realizzare delle aiuole fiorite non transitabili dai cittadini, non si tiene in considerazione la possibilità di sdraiarsi sul prato, di giocare a pallone tra i pini o di andare in bicicletta sulla ghiaia, cosa che tutti i fermani hanno fatto e che, secondo noi, le future generazioni dovrebbero continuare a fare.

Entrando nel dettaglio: quali elementi progettuali ritenete più ‘pericolosi’ per l’identità del Girfalco?

Facendo un ragionamento inverso vorrei segnalare prima degli aspetti positivi, quali la regolamentazione del parcheggio e del transito delle auto, la realizzazione di percorsi per l’accessibilità e la realizzazione di opere di manutenzione da troppo tempo rimandate. Le criticità invece risiedono principalmente nel trasformare lo spazio che fiancheggia la Cattedrale in una piazza con delle aiuole (perché alla fine è cosi che a mio avviso apparirà) e non come uno spazio naturale. Le pavimentazioni previste non sono compatibili con le radici, superficiali, dei pini e le aree di rispetto previste attorno ad ogni fusto sono, a detta di esperti, insufficienti. Si inseriscono, in sostituzione di arredi storici, arredi urbani nuovi e poco idonei al contesto: per fare un esempio, è prevista la rimozione della panchina circolare attorno al cedro. Alcune aree che necessitano invece di intervento non sono state prese in considerazione: il viale di accesso al sagrato della Cattedrale (per il quale nel 2022 Italia Nostra chiedeva la realizzazione di una pavimentazione idonea in sostituzione dell’asfalto), via del Teatro Antico e il Parco della Rimembranza.

Ci sono infine, ma non per questo meno importanti, delle questioni pratiche irrisolte, quali l’assenza nel progetto di un bagno pubblico, la mancanza di un vero sistema di captazione delle acque piovane per irrigazione autonoma e la progettazione di un impianto illuminotecnico complessivo.

Il Girfalco è un luogo simbolo per Fermo. Secondo voi, cosa si rischia di perdere davvero?

Il Girfalco è un parco da vivere, non un giardino da ammirare. Ma il rischio non è solo quello di osservare qualcosa di esteticamente diverso rispetto a ciò cui siamo abituati: quello che rischiamo di perdere davvero è l’identità storica del Girfalco, un luogo in cui più epoche storiche, romana, paleocristiana, medievale, fino a quella neoclassica, si sovrappongono. Il rischio è che un progetto calato dall’alto trasformi un’area carica di sacralità e memoria in uno spazio “standardizzato”, privo di ciò che lo rende unico. I fermani perderebbero parte del loro senso di appartenenza, poiché il duomo smetterebbe di essere immediatamente riconoscibile, sostituito da un prodotto amministrativo. Si perderebbe infine l’equilibrio del paesaggio, con il pericolo che interventi troppo moderni o invasivi possano rompere quel dialogo perfetto che esiste tra la mole della Cattedrale, il verde dei prati, il bianco dei viali e l’orizzonte che spazia dai monti al mare. Questo non vuol dire non poter fare architettura o non poter intervenire, ma occorre essere pienamente consapevoli di quello che si sta realizzando.

Perché secondo voi questo progetto non è mai approdato al vaglio del consiglio comunale?

Probabilmente hanno giocato un ruolo importante le tempistiche dettate dal finanziamento e le regole amministrative. Comprendiamo bene che perdere certe risorse sarebbe un danno, ma questo non può e non deve giustificare l’iter seguito. Il nostro timore è che la foga di “intercettare fondi” porti a interventi affrettati e poco ponderati. Come diciamo spesso: a volte è meglio fare meno, ma bene, anziché fare di più e senza visione. Saltare un passaggio comunque in Consiglio Comunale significa sottrarre il progetto al principale organo di rappresentanza democratica della città.

L’amministrazione parla di dialogo aperto: vi sentite davvero ascoltati o è solo una disponibilità di facciata?

Riprendendo le idee che il nostro Arcivescovo ha espresso in merito, c’è differenza tra presentare un progetto giunto alla conclusione di un iter e condividerne invece la realizzazione. Abbiamo potuto osservare, a seguito dell’assemblea da noi indetta, posizioni differenti all’interno dell’Amministrazione. Da un lato ci sono stati segni di apertura al confronto con le associazioni, dall’altro interventi più perentori e di chiusura. Vedremo nei fatti come evolverà la situazione. Fatto sta che i lavori nell’area giochi sono iniziati da pochi giorni e hanno già comportato la rimozione di alcune panchine, il cui destino resta incerto. Sebbene il progetto approvato ne preveda la sostituzione, non è chiaro se gli interventi stiano seguendo il piano originale o una versione rivista dall’ufficio tecnico comunale.

Mentre l’assessore Luciani è stata più accomodante, qualche settimana fa il vice sindaco facente funzioni Mauro Torresi ci è andato giù pesante accusandovi di muovere accuse strumentali…

Sì, all’Assessora va riconosciuto il merito di essere stata partecipe e disponibile, così come il progettista Arch. Petrini, anche lui presente all’assemblea da noi promossa.

Per quanto riguarda invece il Vicesindaco facente funzioni, il suo comunicato si riferiva alla stessa assemblea cui è stato invitato e non ha preso parte. Assemblea, di nuovo, convocata sì dalle associazioni, ma aperta ai cittadini, molti dei quali hanno potuto conoscere ed esprimere la propria opinione su quanto previsto per il Girfalco solo in quella sede.

Il messaggio che passa che è vi accusano di essere “contro tutto” e di bloccare lo sviluppo: come rispondete?

Non si tratta di essere contro o a favore. Noi non facciamo politica, pertanto i toni non possono essere quelli da campagna elettorale, di accuse reciproche e di ricerca dello scontro. È fondamentale chiarire che la nostra posizione non nasce da un pregiudizio ideologico o politico come qualcuno vuol far apparire, ma da una responsabilità civile. Chi ci accusa di essere “contro tutto”, confonde la tutela con l’ostruzionismo, la democrazia con l’autoritarismo.

Qual è la vostra idea di “valorizzazione” del Girfalco? Se doveste riscrivere il progetto da zero, cosa fareste?

Si tratterebbe di un progetto quasi interamente rivolto verso la manutenzione dell’esistente anziché all’inserimento, a nostro avviso forzato, di nuovi elementi.

Le opere di manutenzione dovrebbero partire dal ripristino del manto erboso in tutte le aiuole, anche quelle nei pressi di Villa Vinci, della statua di San Savino (con valorizzazione di quel meraviglioso punto panoramico) e lungo il viale del sagrato e da quello di tutte le superfici in ghiaia, senza l’inserimento di pavimentazioni in graniglia, drenanti e simili. Dovrebbero poi essere conservati e valorizzati gli arredi storici come le panchine in ferro.

Un intervento molto meno oneroso nel fianco Sud della Cattedrale potrebbe consentire di accantonare delle somme da destinare alla riqualificazione del viale di accesso alla Cattedrale con una nuova pavimentazione, del Parco della Rimembranza e di Via del Teatro Antico, in cattive condizioni.

Sarebbe auspicabile la realizzazione di un progetto illuminotecnico complessivo che metta in risalto il patrimonio arboreo e quello monumentale e di un progetto di valorizzazione degli scavi archeologici.

Colgo l’occasione per esprimere un ringraziamento al Direttivo di sezione ed a tutte le associazioni che stanno condividendo con Italia Nostra questo percorso: Legambiente, Lipu e Demos.

Ci stiamo organizzando per realizzare una manifestazione pubblica tra Piazza del Popolo ed il Girfalco e per dare avvio ad una raccolta firme.

Scritto da

Paolo Paoletti

3 commenti

  1. Erminio

    Un buon intervento di manutenzione dell’ attuale area sarebbe stata più economica ed efficace per continuare a godere del parco che è storia e memoria per tutti i cittadini Fermani

  2. Marino Antimo Zanotti

    Ho vissuto a Fermo nel periodo degli studi e continuo a ritornarci spesso da 50 anni.
    Non mi esprimo su un eventuale cambiamento ambientale, come aiuole o pavimentazioni essendo in “conflitto di interessi”, nel senso che colui che torna vorrebbe ritrovare i alterati I luoghi giovanili del cuore.
    Ma sarebbe uno stravolgimento ideale recitare il parco è limitarne l’accesso. Cambierebbe l’approccio fermano Ai propri luoghi amati, resi luoghi vivi, al posto di non luoghi, dalla frequentazione abituale dei Cittadini che vedono in essi i luoghi del pensiero.
    Marino Antimo Zanotti, cittadino di San Marino ma di fiera adozione fermana.

  3. Maurizio Alberti

    Una ulteriore osservazione:
    dopo 3 anni dalla sciagurata vendita della casetta del custode, ora è stata demolita ed in via di ricostruzione, con notevole ampliamento, e così il Girfalco, da alcuni mesi, è rimasto senza bagni pubblici !!!!
    Nel progetto non è prevista una nuova realizzazione, ma in quale civiltà vivono i nostri amministratori ?

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