IL CANDIDATO — Di Ruscio: “A Fermo conta più il consenso del bene pubblico, sulla terza corsia rivendico la mia scelta”
di Paolo Paoletti
Un “sistema di potere trasversale” che avrebbe progressivamente svuotato Fermo della sua identità e della sua forza politica. E’ un giudizio quanto mai duro quello di Saturnino Di Ruscio che, dopo 15 anni, ci riprova e si ricandida a sindaco. Un ritorno che, inutile dirlo, ha riacceso il dibattito politico fermano con una direzione, questa volta esclusivamente civica, che rivendica autonomia dai partiti pur senza rinnegare la sua identità: “Sono e resto un conservatore liberale di centro-destra” . Il tutto senza rinunciare a stoccate, autocritica e qualche rivendicazione politica . Alla domanda se la sua possa essere una sorta di ‘resa dei conti’ nei confronti dei suoi ex alleati di partito la sua risposta è netta: “Resa dei conti? Non direi proprio, la vendetta non mi appartiene”.
Hai parlato di un “sistema di potere trasversale” che governerebbe Fermo. A chi ti riferisci concretamente?
Al sistema fatto di favori e di filiere volto a mantenere il consenso elettorale, che poco ha a che fare con il bene pubblico. E vedo che, per garantirsi la propria carriera politica, non si entra in contrasto con il potente di turno su questioni importanti. Basta pensare alla chiusura della Camera di Commercio, senza una reale contropartita per il territorio, alla localizzazione della Soprintendenza, ecc.
Fermo sta attraversando un periodo buio: basta guardare i negozi chiusi, le case sfitte, le classi delle scuole che si svuotano, il problema della sicurezza in centro e nelle periferie. Invece di risolvere i problemi dei cittadini, mi sembra che si pensi più agli interessi di poche persone in grado di portare voti. E questo vizio accomuna maggioranza e opposizione. Per questo, fa paura che ci sia un candidato forte e libero. Forte per l’esperienza, che annovera anche a passati errori dovuti al noviziato e libero perché debbo rispondere solo agli elettori con l’unico interesse di dare il mio contributo per restituire alla mia città la dignità che merita.
C’è chi vede la tua candidatura come una sorta di resa dei conti politica con una parte del centrodestra fermano. È così oppure il tuo è davvero un progetto civico autonomo?
Il nostro è un vero progetto civico che si basa sul pensiero forte di don Luigi Sturzo. Un progetto sostenuto da persone al di fuori dei partiti, che si sono messe al lavoro per Fermo solo per spirito di servizio in nome e per conto dei cittadini che condividono valori etici. Resa dei conti? Non direi proprio, la vendetta non mi appartiene.
Sei stato sindaco in una fase storica cruciale, quella dell’istituzione della Provincia di Fermo. Qual è oggi l’eredità politica di quella stagione?
Una grande occasione che chi è venuto dopo non ha saputo sfruttare. Essere capoluogo di provincia significa avere la possibilità di diventare punto di riferimento di un territorio, attrarre giovani, investimenti, posti di lavoro, servizi. Significa avere l’opportunità di dare una svolta. Ma, per farlo, una città deve anche agire come un capoluogo, non solo dire di esserlo, e durante le ultime amministrazioni questo non è accaduto. Il risultato è che i giovani, anziché arrivare, se ne vanno, non c’è una Camera di Commercio, ripeto, che stimoli l’economia cittadina, non c’è neanche una vera sede per la Provincia. Fermo è rimasta Provincia solo sulla carta. Inoltre negli ultimi anni è stata penalizzata l’informazione. Non ci sono più redazioni di giornali. Hanno chiuso tutte, trasferite ad Ascoli, Macerata… E’ normale? Io credo di no.

Molti fermani ricordano la tua amministrazione, dal 2001 al 2011 come una stagione di forte identità per Fermo ma anche di divisioni politiche molto nette su temi strategici tipo il parere negativo sulla terza corsia. Col senno di poi, c’è qualcosa che rifaresti diversamente?
È inevitabile che chi prende decisioni delicate per dieci anni qualche errore lo compia. Solo chi non decide non sbaglia mai. Sulla terza corsia rivendico la mia scelta che, ancora oggi, si è rivelata giusta, anche secondo il parere degli esperti. In un territorio così fragile, la terza corsia sarebbe stata rischiosa e non avrebbe portato alcun beneficio reale perché, dopo otto chilometri, da Pedaso, l’autostrada torna comunque a due corsie. Il vero problema, non affrontato negli ultimi 15 anni, riguarda le infrastrutture necessarie per riequilibrare lo sviluppo della provincia di Fermo: Mare Monti e Mezzina.
Hai attraversato diverse stagioni politiche del centrodestra, con momenti di vicinanza a Forza Italia, alla Lega, l’UDC, fino alla candidatura con Fratelli d’Italia alle regionali, oltre all’esperienza da presidente Erap. Oggi però scegli una tua lista civica. Senti che la struttura dei partiti non rappresenti il tuo modo di fare politica?
I partiti sono molto cambiati da quando ho iniziato a fare politica e non è un caso che in una città come la nostra abbiano perso molti consensi. Sono e resto un conservatore liberale di centro-destra. Ho toccato con mano che i partiti sono dei serbatoi di voti senza né odore né sapore, l’importante per loro è il consenso per vincere non per governare in nome e per conto dei cittadini. Quindi ho maturato la convinzione che i cittadini abbiano bisogno di persone libere, oneste e competenti. Con la speranza che i partiti possano tornare ad essere luoghi di crescita politica, culturale ed umana come lo erano un tempo.
Se dovessi indicare una cosa fatta bene dall’amministrazione Calcinaro, quale sarebbe?
L’ascensore che collega Piazza del Popolo e il Girfalco.
E invece qual è stato, secondo te, l’errore politico più grave degli ultimi dieci anni?
Ne sono stati compiuti molti. Il più grave è stato pensare che il consenso personale fosse più importante del bene della città. Sicuramente, per la carriera di Calcinaro ha funzionato ma a Fermo cosa è rimasto? Basta farsi un giro, in centro e nelle frazioni. Sfido chiunque a dire che dieci anni fa Fermo fosse così insicura, svuotata delle attività economiche e senza giovani. Un esempio? La vendita della Casina delle Rose, della casa del custode, della stazione di Santa Lucia per la quale la STEAT, azienda pubblica dei trasporti, si è dovuta dissanguare. La ristrutturazione con soldi pubblici, dell’ex mercato coperto, un vero gioiello della città che da spazio per una attività pubblica è divenuto, invece, fruibile solo da una Fondazione privata, l’ITS.
Ti sei sentito offeso dalla frase di Calcinaro: “Se mi dovessi candidare sindaco tra 20 anni bloccatemi”?
Sono convinto che chiunque si metta a disposizione della propria città con impegno e onestà sia da elogiare, che siano giovani alle prime esperienze o anziani più esperti. Quello che mi è dispiaciuto è che, per screditarmi, è stata comunicata l’idea che una persona con qualche anno in più degli altri sia da buttare via. Lo trovo irrispettoso non tanto per me, ma per i tanti fermani non più giovani che continuano ad impegnarsi per la loro città.
Il tuo obiettivo dichiarato è arrivare al ballottaggio e vincere. Quale pensi sia oggi il tuo bacino elettorale e perché i fermani dovrebbero votare Saturnino Di Ruscio?

Parlando con le persone, capisco che sto raccogliendo consensi da sinistra e destra, da elettori che non si riconoscono nelle idee e nei valori dei candidati scelti dai partiti. Le persone vogliono un sindaco che sappia fare il sindaco per costruire la città dei nostri figli e per i nostri nipoti. In palio, in queste elezioni, non c’è il futuro di Meloni o Schlein, ma della città dove viviamo, seppure con lo sguardo sempre rivolto al Paese e al Mondo perché attualizzando il pensiero di Giorgio la Pira, Sindaco di Firenze ciò che accade in Ucraina e nello Stretto di Hormuz, ci riguarda perché anche noi subiamo l’aumento delle bollette energetiche e la Pace si costruisce anche dal basso.
In merito al ballottaggio, visti i trascorsi, credo sia improbabile un’alleanza con il centro destra di Tosoni. Restano Scarfini, dove figurano i tuoi ex assessori Torresi e Di Felice, o il centro sinistra di Angelica Malvatani. Con chi pensi di avere più affinità?
Se avessi pensato di avere grandi affinità con gli altri candidati, non mi sarei candidato!
Guardando gli altri candidati, chi temi di più politicamente?
In realtà, mi preoccupa la visione semplicistica che li accomuna. Il pensiero leggero mentre fare il sindaco richiede la capacità di trasformare la complessità in semplicità e per fare ciò c’è bisogno di pensieri profondi e seri. Penso a Scarfini, assessore uscente alle Politiche giovanili, che elogia il proprio lavoro per il successo delle feste in piazza. La piazza piena nei giorni di festa è ottima per selfie e social, ma intanto i giovani se ne vanno e se la superi ti aspetta un Corso spettrale. È da questo che si misurano le politiche per i giovani, non contando i ragazzi in piazza durante le feste.
Se non dovessi vincere, questa candidatura resterà un episodio oppure hai intenzione di costruire un progetto politico stabile per la città?
Indipendentemente da quello che farò io, sarei felice se qualcuno dei miei candidati che, per la prima volta, si è messo a disposizione della città in un momento così delicato, proseguisse il suo percorso nelle istituzioni e portasse avanti i valori e le idee che proponiamo.
Ultima domanda: cosa direbbe oggi il Saturnino Di Ruscio del 2026 all’allora sindaco che entrò nell’ufficio di Via Mazzini nel 2001?
Gli direi che ha davanti a sé un compito impegnativo, da non sottovalutare mai, ma che stai per fare il lavoro più bello del mondo. Al tempo sapevo già ovviamente che fare il Sindaco era una grande responsabilità, ma non sapevo quanto sarebbe stato difficile ed entusiasmante al tempo stesso. E mi direi di prendere decisioni, sapendo che si può sbagliare, ammettere i propri errori e rimediare. Perché è meglio sbagliare qualche decisione che non decidere. Don Luigi Sturzo diceva che la politica ha una funzione pedagogica e educa sia chi la riceva che chi la fa. Il Sindaco deve essere esempio, soprattutto, per i giovani di correttezza e di lealtà. Infine gli direi di valutare le persone per quello che fanno per come vivono e non per quello che dicono.
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