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LA LETTERA – Caro Luciano, il sindaco senza fascia: quello dei quartieri, della gente, delle “Romanellate”

Paolo Paoletti 5 min di lettura

di Paolo Paoletti

Caro Luciano,

fino all’ultimo non sapevo se scriverti questa lettera. Della tua scomparsa oggi hanno parlato tutti. Prima di aggiungermi a questo lunghissimo elenco ho voluto fermarmi, leggere, ascoltare: gli articoli dei colleghi, i ricordi sui social, le parole dei sindaci, degli amministratori, dei consiglieri, e soprattutto quelle dei cittadini. Tante, tantissime. Le più vere.

Ti avevo scritto qualche settimana fa. Ogni volta che ho iniziato qualcosa di nuovo, la radio, un giornale, un’idea ancora tutta da costruire, tu c’eri sempre. Bastava un messaggio e arrivava la risposta: presente! Avrei voluto sentirti per Interferenze.it., ma stavolta è andata così. In qualche modo comunque, anche se solo con questa lettera, tu ci sei lo stesso.

Stasera, tornato a casa, mi è rimasta la sensazione che ci fosse ancora molto di te da dire. Proprio alcune delle cose di cui andavi più orgoglioso. Così ho messo a letto i bimbi e mi sono seduto al pc.

Il caso ha voluto che proprio oggi, nel giorno della tua scomparsa, tornassi nella nostra Casabianca. Sono sceso dalla macchina e ho guardato tutto con occhi diversi: l’agenzia immobiliare dove trasformavi una chiacchierata in un comizio improvvisato, la tabaccheria, il prato che percorrevi con il cane, in bici o semplicemente a piedi. Via Pazzi, con quella stradina brecciata vicino alla pineta per la quale ti sei battuto perché restasse aperta almeno alle bici. Il sottopasso di via Girardi, dove io dovevo piegarmi per passare e tu ogni volta trovavi il modo di scherzarci su.

Oggi, inutile dirlo, tutti parlavano di te. Ma non perché eri stato “qualcuno”. Parlavano di te perché eri uno di noi, eri il sindaco. Non quello con la fascia, ma quello dei quartieri. Il sindaco di Casabianca, di Lido Tre Archi, di Lido di Fermo.

Chi vive queste zone lo sa: la loro bellezza non è quella che si vede d’estate, ma quella dei mesi silenziosi, quando ci si incontra in pochi e ci si riconosce davvero. Parlare di ‘meraviglia’ riferendosi a Lido Tre Archi può sembrare strano a qualcuno. Per te no. Per te era casa. E casa erano anche le persone che altri fingono di non vedere. Penso alle prostitute, ai transessuali storici che conoscevi per nome, i tanti extracomunitari, la gente semplice. Tu non li attraversavi distogliendo lo sguardo dall’altra parte: ti fermavi. Li ascoltavi. E in quel gesto, così semplice, li rendevi importanti. Ti battevi per loro.

Del resto lo hai fatto anche con me. Ero un ragazzino, con un taccuino in mano e più entusiasmo che mestiere, quando mi hai aperto le porte del Villaggio VIP. Una di quelle che, nelle nostre interviste, chiamavamo ‘Romanellate’. Se non ricordo male era il 2003 e creasti qualcosa che qui non si era mai visto. In una porzione di spiaggia hai dato vita ad un’area VIP dove si rilassavano personaggi come Tosca D’Aquino, Enrico Brignano, Sebastiano Somma, i ragazzi del Grande Fratello, Giampiero Galeazzi, Tony Santaganta e tanti altri. Turisti e residenti si accalcavano fuori dalle pareti di cannuccia per curiosare. Un evento che è culminato con una partita di beneficenza allo stadio Bruno Recchioni con un pubblico di 4 mila persone. Hai fatto pure il bis nel 2004.

A proposito di “Romanellate” vogliamo parlare della pista di ghiaccio sul mare a Lido di Fermo in piena estate? Quante critiche prendesti. Ovviamente te ne fregavi. Ricordo ancora che mi dicevi orgoglioso: “Pà abbiamo staccato 50 mila biglietti”. Oggi, con il caro energia, è pura fantascienza. Robe da far impallidire gli ambientalisti. A proposito di questi ultimi, mi torna in mente un’altra “Romanellata” doc: il motocross in spiaggia. Ruspe al lavoro giorno e notte per creare una pista laddove la gente andava comodamente a prendere il sole. E anche qui, proteste, articoli su articoli, attacchi pesantissimi contro questa decisione…altro che Jova Beach Party e il fratino! Hai portato a Lido il carnevale, hai inventato la festa dello sport, volevi costruire una Disneyland nell’area volo di Marina Palmense, hai spostato il ring e la tua boxe nelle piazze.

Hai sempre criticato chi è venuto dopo di te dicendo loro: “Un po’ di fantasia ce la mettiamo?”.

La verità però è che la tua “Romanellata” più grande non è stata quella che ha fatto più rumore. È stata quella che ha fatto più strada. Quel ponte sulla spiaggia tra Lido di Fermo e Porto San Giorgio. Tavole di legno, corde, chiodi. Niente di più. Sei riuscito a risolvere un problema di cui tutti parlavano ma a cui nessuno dava peso. Ebbene sì, il tuo ponte è ancora lì, vivo. A volte un po’ storto rispetto al corso d’acqua del fosso Rio e la cosa fa sorridere. Non hai idea di quante migliaia di persone lo hanno attraversato, a piedi, in bici, con i passeggini, in sedia a rotelle, evitando di bagnarsi con la foce di quel fosso all’epoca tra i più inquinati delle Marche.

Ciao Luciano, io ti ricordo così, come colui che ha dato importanza alla gente più semplice, colui che strizzava il naso di fronte alle serate di gala e che non poneva limiti alla fantasia (gli ambientalisti se ne sono fatti una ragione). Oggi pomeriggio ero sul ‘prato’ con i miei figli che non hai mai conosciuto, ho parlato loro di te, di quel signore che passava in bici, con i lunghi capelli bianchi al vento.

Scritto da

Paolo Paoletti

3 commenti

  1. Maurizio Orso

    Coplimenti Paolo……non so quante battute sono….., hai descritto Luciano alla perfezione….

  2. amedeopaniconi@libero.it

    Questo è stato Luciano, semplicemente!!

  3. Luigi

    Merita un via/viale/piazza intitolata a lui..

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