L’INTERVISTA – Aumentano i nidi di tartarughe marine sulle coste del Fermano e Piceno: “Un fenomeno fino a pochi anni fa raro”
di Paolo Paoletti
Un mare Adriatico che cambia: specie marine sempre più presenti lungo le nostre coste, equilibri ambientali che si modificano e un fenomeno che fino a poco tempo fa sembrava quasi impensabile nel medio Adriatico, quello delle nidificazioni delle tartarughe marine. Dalle spiagge marchigiane fino al Fermano e Piceno, sempre più spesso si parla di tracce sulla sabbia, schiuse, aree da proteggere e interventi di monitoraggio. Ne abbiamo parlato con Marco Carlini, volontario della Fondazione Cetacea di Grottammare, realtà impegnata da anni nel recupero delle tartarughe marine, nella ricerca scientifica e nell’educazione ambientale. Proprio l’educazione al rispetto dei nuovi habitat è al centro dell’evento in programma sabato 9 maggio, alle 11, nella sala riunione di Via Mare del Nord, 24 a Porto Sant’Elpidio. A guidare il corso sarà il Dottor Nicola Ridolfi, medico veterinario di Fondazione Cetacea, che accompagnerà i partecipanti in un percorso divulgativo e pratico, fondamentale per imparare a individuare e proteggere i siti di deposizione delle uova.

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di nidificazioni di tartarughe marine lungo le coste del medio e alto Adriatico, Perchè questo fenomeno è in crescita?
Un fenomeno che fino a poco tempo fa appariva raro o marginale. La crescita di questi eventi è legata principalmente all’aumento delle temperature: molte tartarughe sono ormai una presenza stabile nel nostro mare, che non è più solo zona di foraggiamento. A questo si aggiunge il successo, almeno parziale, delle politiche di tutela della specie nel Mediterraneo, e una tutela maggiore legata alla presenza e al lavoro di diversi CRTM (Centri di Recupero Tartarughe Marine) che hanno contribuito ad aumentare il numero di esemplari adulti. Il monitoraggio è più diffuso e la sensibilità ambientale è cresciuta, quindi fenomeni che prima passavano inosservati vengono ora documentati. Al contempo, sempre a causa della crisi climatica, le aree di nidificazioni si stanno spostando sempre più a nord perché areali una volta ideali stanno assistendo ad un aumento eccessivo delle temperature.
E’ cosi anche nelle coste fermane e marchigiane?

Questo trend riguarda anche le coste fermane e, più in generale, quelle marchigiane. Negli ultimi anni si sono registrati diversi casi di nidificazione o tentativi di deposizione lungo tutto il litorale regionale. Non si tratta ancora di una presenza stabile e sistematica, ma i segnali indicano chiaramente che queste aree stanno entrando nella “mappa” delle tartarughe marine.
Cosa dobbiamo osservare concretamente, magari durante una passeggiata, per capire se ci si trova davanti a una traccia di nidificazione?
Cosa dobbiamo osservare? Proprio per rispondere a questa domanda abbiamo organizzato a Porto Sant’Elpidio sabato 9 Maggio, un corso per il riconoscimento delle tracce di nidificazione. La partecipazione è gratuita, quindi, per chiunque fosse interessato, l’appuntamento è alle ore 11.00 presso la “Sala Riunioni” in Via Mare del Nord, 24.
Quali sono gli errori più comuni che vengono commessi sulle spiagge?
Quando si sospetta la presenza di un nido o si assiste a un tentativo di deposizione, gli errori sono ancora frequenti. Il più comune è avvicinarsi troppo, magari per curiosità, rischiando di disturbare la femmina o compromettere il nido. Anche l’illuminazione artificiale e il rumore possono disorientare le tartarughe, soprattutto durante la deposizione o la schiusa. In questi casi, la cosa più corretta da fare è segnalare immediatamente la situazione alla Capitaneria di Porto, evitando qualsiasi intervento improvvisato e limitandosi a tener a distanza i curiosi. Anche una documentazione video, presa alla giusta distanza e senza flash, può essere preziosa per chi dovrà intervenire poi a mettere in sicurezza l’area.

Quando si parla di nidificazioni – e soprattutto della schiusa delle uova – tutti abbiamo in mente le immagini suggestive della corsa verso il mare. Ma l’utilizzo massiccio dei social, in questi casi, rappresenta davvero un’opportunità per sensibilizzare oppure rischia di trasformare un momento estremamente delicato in uno spettacolo, mettendone in pericolo la tutela?
E’ una scena potente, che sui social può diventare virale in pochi minuti. Questo può essere un’opportunità per sensibilizzare le persone, ma comporta anche dei rischi concreti. La ricerca dello scatto o del video perfetto può trasformare un evento naturale delicatissimo in uno spettacolo, con persone troppo vicine, luci accese e disturbo continuo. La linea tra divulgazione e invasione è sottile: raccontare è utile, ma deve avvenire nel rispetto assoluto degli animali e seguendo le indicazioni degli esperti. Molti di questi video che spopolano mostrano spesso pratiche e interventi errati.
l turismo estivo rappresenta una minaccia concreta per le nidificazioni?
Il turismo estivo rappresenta senza dubbio una pressione importante. Spiagge affollate, pulizie meccaniche, stabilimenti balneari e attività notturne possono ostacolare o scoraggiare la nidificazione. Tuttavia, non è necessariamente una minaccia insormontabile: con una gestione attenta e consapevole, il turismo può convivere con la tutela. Anche per questo, una delle attività che Fondazione Cetacea svolge è quella dell’educazione ambientale.

Siamo pronti a convivere con un ecosistema più “vivo” ma anche più delicato?
La presenza delle tartarughe è un segnale positivo della salute del mare, ma implica anche responsabilità nuove: accettare limitazioni, cambiare abitudini e riconoscere la necessità di aree marine protette (come peraltro previsto dalla comunità europea il cui obiettivo è proteggere almeno il 30% dei nostri mari entro il 2030, attraverso la promozione e il supporto all’istituzione di Aree Marine Protette (AMP).
Il cambiamento climatico sta riscrivendo la geografia della fauna marina anche qui da noi?

In questo senso, il cambiamento climatico sta effettivamente riscrivendo la geografia della fauna marina anche lungo le coste del medio Adriatico. Specie che un tempo erano occasionali stanno diventando più frequenti, mentre gli equilibri degli ecosistemi si modificano. la presenza di specie “aliene” e le nidificazioni di tartarughe marine sono uno dei segnali più visibili di questo cambiamento: affascinanti, ma anche profondamente indicativi di una trasformazione in atto che richiede attenzione, conoscenza e capacità di adattamento.
Come Fondazione di cosa vi occupate?
Fondazione Cetacea è un’organizzazione senza scopo di lucro che, dal 1988 si impegna per la tutela dell’ecosistema marino. Oltre ad essere un centro di recupero di Tartarughe marine, è un ente di ricerca scientifica riconosciuto e un centro di educazione ambientale.
Dallo scorso ottobre a Grottammare è operativo un centro di primo intervento di Fondazione Cetacea che, oltre ad occuparsi del recupero di tartarughe marine spiaggiate o accidentalmente pescate, promuove campagne di sensibilizzazione, educazione ambientale e sta cercando di estendere la rete di volontari su tutta la costa marchigiana.

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