LA CANDIDATA- Malvatani: “Non mi farò piegare da sospetti e attacchi, voglio una Fermo che non lasci indietro nessuno”
di Paolo Paoletti
Insegnante, giornalista, mamma: Angelica Malvatani è entrata nella campagna elettorale fermana con un profilo diverso rispetto a quello tradizionale della politica locale. Sicuramente, più di ogni altro, è stato il nome che ha sorpreso tutti e attorno al quale si è unito il campo largo: centro sinistra e 5 Stelle. Attenzione ai temi sociali, ai diritti, al lavoro, alle fragilità. Una campagna elettorale partita subito con una direzione ben chiara: essere in mezzo alla gente. Ma anche una candidatura che si è trovata presto al centro di polemiche. Dagli attacchi dei competitor relativi alla presunta inesperienza amministrativa, all’inchiesta della giornalista Sandra Amurri che ha parlato di ‘questione morale’. In quest’intervista, ora che siamo arrivati ormai al rush finale, Angelica non si è tirata indietro e abbiamo affrontato anche le domande più scomode: dalla scelta di candidarsi alla costruzione della coalizione di centrosinistra, dai temi della città alla vicenda bonus casa, passando per lavoro, giovani, famiglie, diritti civili, sanità, sicurezza sociale.
La prima domanda è secca, Angelica…ma chi te l’ha fatto fare?
È la domanda che più mi hanno fatto in questi mesi, la stessa domanda che mi faccio io ogni tanto al mattino, nei momenti più difficili. In realtà la risposta è abbastanza semplice: ho trovato in una coalizione di centro sinistra i valori e le idee in cui mi riconosco, ho pensato che la mia storia, la mia esperienza, il mio percorso di vita e di lavoro potessero essere utili per un progetto che desse peso politico a quella coalizione. La volontà è solo quella di provare a far vivere meglio i fermani, tutti, soprattutto quelli che restano sempre indietro e che nessuno considera. I giovani sono una priorità, sono madre di un adolescente, vorrei fargli conoscere il mondo e vorrei che potesse scegliere anche di vivere qui, perché qui trova quel lavoro sicuro e moderno che cercherà.
Quello che tutti ti riconoscono è che sei stata in grado di unire il centro sinistra, come ci sei riuscita?
In realtà Fermo città comune stava già lavorando, per volontà del gruppo della Città che vogliamo, del Partito Democratico, di Avs. Quando abbiamo cominciato a ragionare si sono avvicinati anche Italia viva, il Movimento 5 Stelle, Rifondazione comunista, perché ci siamo mossi fin da subito sui temi, sulla centralità delle persone, sui diritti, sul lavoro, sull’emergenza casa, sulla difesa delle fragilità. Non abbiamo mai parlato di incarichi o di poltrone, semmai abbiamo messo subito in chiaro che avremmo destinato parte degli indennizzi di sindaco e giunta per un fondo per le emergenze sociali. Partendo da questo, dai temi cari alla sinistra, la coalizione non ha avuto più esitazione. Sento anche tra la gente bisogno di riconoscersi in una parte, partigiano è una parola così bella e significa proprio aderire con convinzione ad una causa ad un’idea.
Tre priorità per Fermo emerse dagli incontri che stai avendo in queste settimane con i cittadini…
Le persone ci parlano di un senso di abbandono e di solitudine diffuso, di difficoltà quotidiane di cui nessuno si fa carico. Ci dicono delle strade che non sono sicure, manca la segnaletica a terra, manca la cura, mancano i marciapiedi. Così il quartiere non viene vissuto, i negozi chiudono e si perde socialità. Ci hanno chiesto coinvolgimento e ascolto continui: I fermani non vogliono più essere comandati, vogliono partecipazione, chiedono di sentirsi ovunque fermani, anche quando abitano lontano dalla piazza. E ci hanno chiesto di non dimenticare il centro storico che ha bisogno di tornare a vivere, di avere tempo e spazio per essere davvero il cuore della città.
Mi ha colpito una tua frase che ho letto qualche mese fa in cui raccontavi che da mamma portavi con te tuo figlio alle conferenze stampa…il sostegno ai genitori lavoratori, siano essi mamme o papà, è un tema che farà parte del tuo eventuale mandato da sindaca?
In una delle nostre liste c’è una ragazza che sta crescendo un figlio piccolo da sola, ci ha raccontato delle sue difficoltà di trovare un lavoro, delle risposte che riceve quando chiede di essere assunta: è meglio che stai a casa con tuo figlio, non saresti affidabile. Ecco, noi vogliamo impegnarci per garantire la dignità di un lavoro sicuro soprattutto a chi è più in difficoltà, per prima cosa chiedendo il salario minimo di 10 euro l’euro alle ditte che parteciperanno agli appalti comunali. L’altro discorso che si può fare è per i commercianti che chiedono suolo pubblico e potrebbero avere incentivi e sostegno nel caso in cui assumessero genitori single, disoccupati, persone con fragilità. La stessa attenzione che vogliamo dare anche ai dipendenti comunali, costruendo luoghi di lavoro sicuri e condizioni flessibili per conciliare i tempi di vita. È un lavoro da fare anche con i sindacati e le associazioni di categoria, per portare servizi nelle nostre zone produttive, per immaginare mense interaziendali o asili nido vicini ai luoghi di lavoro, per costruire davvero un sistema che sia a misura di famiglia, in qualsiasi forma la si viva.
Hai più volte parlato di inclusione, diritti e attenzione alle fragilità. Che idea hai della Fermo del futuro rispetto ai temi delle nuove famiglie, dei diritti civili e della parità di genere?
Oggi è tempo di riportare al lavoro con un impegno reale la commissione pari opportunità che si dovrà occupare di contrastare le disuguaglianze, la violenza di genere e le discriminazioni, anche nei confronti delle persone LGBTQI+. Avrà la dignità che lo statuto comunale gli riserva: con me non sarà una finzione. E’ essenziale un tavolo comunale sulle vulnerabilità, per affrontare tutte le fragilità esistenti tra le famiglie fermane, ma anche la presa in carico delle persone migranti, dei minori non accompagnati, sostenendo le famiglie affidatarie e i tutori volontari, creando percorsi di vita multiculturali, dove le fragilità diventano forze. Voglio sottolineare ancora una volta che da mesi la città è alle prese con il problema dei migranti che percorrono a piedi la rotta dei Balcani e che non rientrano nei percorsi di presa in carico in Italia. Sono giovani che arrivano dal Pakistan o dal Bangladesh che finiscono per dormire per settimane intere all’aperto, in giro per la città di Fermo creando anche allarme. Non è una situazione che Fermo può accettare.
Fermo è una città aperta o ancora troppo conservatrice?
Fermo ha tantissime esperienze di accoglienza e di apertura, è una città che ha saputo costruire l’esperienza della Comunità di Capodarco o della fattoria sociale di Montepacini, don Franco Monterubbianesi ci ha mostrato la strada dell’accoglienza reale e della piena cittadinanza per tutte le persone. C’è ancora qualche resistenza, si fa ancora difficoltà a declinare in tutte le sue forme e colori il tema della famiglia che per noi è centrale e che riguarda mamme sole, papà single, famiglie omogenitoriali, ricomposte, affidatarie, senza figli, con tutte le possibilità che l’amore offre. Credo che ci sia da lavorare per costruire una cultura realmente diversa che si faccia carico di riconoscere l’identità di ciascuno, la vita delle persone, le difficoltà che ciascuno incontra ogni giorno nel proprio progetto di vita, di concerto con le realtà che di questo si occupano. Non parliamo solo di progettare insieme ma di programmare insieme: il Comune può incidere sulla vita delle persone e con me lo farà
La maggioranza di destra del governo Meloni solo nei primi sei mesi di legislatura ha presentato ben quattro iniziative di legge anti-abortiste, tra queste la proposta di far ascoltare il battito del feto alle donne che scelgono di intraprendere una scelta così dolorosa. Fermo è maglia nera nelle Marche su questo fronte come vi ponete?
Lo abbiamo detto chiaro fin dall’inizio, la legge 194 sul diritto all’aborto è una conquista, un diritto, una possibilità che alle donne fermane è negata. Ci siamo dichiarati subito per un impegno forte che ci vedrà impegnati a garantire anche alle donne fermane il diritto di accedere all’aborto nell’ospedale della città, oggi inaccessibile perché tutti i medici sono obiettori di coscienza, in totale riservatezza e sicurezza perché è quello che la legge prevede. È evidente che nessuna donna chiede di abortire con leggerezza, per nessuna donna il percorso è semplice e indolore, lo Stato deve garantire però una protezione assoluta a chi sceglie di non portare avanti una gravidanza, per i più diversi motivi. Se è vero che il Comune deve adoperarsi per rimuovere eventuali ostacoli, personali o economici, che possano scoraggiare un percorso di maternità, è altrettanto vero che si deve poter garantire alle donne di scegliere quando, come e perché diventare madri, senza per questo subire un giudizio o dover affrontare difficoltà e ostacoli.
Hai percepito, in questa campagna, atteggiamenti o attacchi che non sarebbero stati rivolti a un uomo?
Devo dire che lo spazio per una donna in politica non è una conquista automatica, è qualcosa che ti devi guadagnare col doppio della fatica. A nessuno viene in mente di indagare nella vita famigliare dei candidati uomini, nessuno scava nei percorsi personali di un uomo, viceversa si lascia intendere che una donna esista solo in quanto espressione di un maschio, che comunque debba farsi carico anche delle scelte di altri e dimostrare di essere all’altezza di fare scelte per il bene comune. È l’idea arcaica della donna come “proprietà” dell’uomo, priva di una propria tempra etica e di un’indipendenza di giudizio. Io ho una mia storia, una mia integrità professionale costruita a scuola e nella redazione del giornale. La mia coscienza politica non deve chiedere permesso a nessuno.
C’è chi ti accusa di fare una campagna elettorale da ‘mulino bianco’ cosa gli rispondi?
Amo i toni fatti di rispetto e di confronto, mi piace il dialogo e l’ascolto, voglio costruire sempre e mai distruggere. Quando ho incontrato nei diversi momenti fin qui vissuti persone che la pensano in maniera diversa da me ho comunque provato a costruire un discorso fatto di ascolto, provando a capire e allo stesso tempo difendendo il mio pensiero. Io credo che oggi la politica abbia una responsabilità grande ed è quella di dover dare il buon esempio, anche in un linguaggio diverso. A Fermo ma anche a livello nazionale non ha senso darsi addosso, giudicare sempre e condannare senza appello senza però ascoltare. Lo dobbiamo soprattutto ai giovani che ci guardano e che stanno provando ad affacciarsi ad un impegno politico pulito, sano, senza secondi fini, solo per il bene comune. Questo è il mio modo di pensare e di fare, ognuno poi lo può chiamare da ‘mulino bianco’ o in altro modo, l’importante e che si capisca e si condivida questo spirito
E a chi ti dice di non avere esperienza amministrativa?
E’ vero pure questo ma non credo sia un limite. Ho l’umiltà di chi si mette in discussione, di chi ha una visione politica e dei valori molto chiari, di chi vuole costruire la migliore squadra possibile per governare una città. Nessuno si salva da solo, non è possibile portare avanti un modello per cui il sindaco è un uomo solo al comando. Ho fiducia nelle persone che mi appoggiano, grande considerazione di una macchina comunale efficace e di grande esperienza. A tutti i dipendenti comunali chiederò di costruire con me un sistema di governo trasparente, partecipato, misurato sulla vita delle persone. Fermo ha già avuto grandi Sindaci che erano alla prima esperienza ed erano come me semplici insegnanti.
Sai bene che, quando ci si candida a un ruolo pubblico e istituzionale, si deve rispondere di questioni che vengono sollevate dell’informazione. Mi riferisco all’inchiesta di Sandra Amurri che ha parlato apertamente di “questione morale” . Senti oggi il bisogno di chiarire pubblicamente alcuni aspetti per evitare che restino ombre sulla tua candidatura?
In realtà si accostano suggestioni senza dare elementi di accusa reali. Mi spiego: non c’è nel materiale che da giorni, quotidianamente gira sui social una condotta indegna, una responsabilità diretta o un vantaggio indebito. Non c’è un’indagine in corso. C’è il tentativo di accostare situazioni professionali di mio marito e di altre persone, per costruire intorno a me un clima di sospetto. Io ho iniziato un contenzioso civile per lavori edili. Personalmente non ho richiesto né incassato soldi pubblici perché ho ceduto tutti i crediti del Bonus all’impresa che si è occupata del cantiere. Si afferma invece che ho intascato un bonus richiesto per conto di mio zio e poi avrei disconosciuto la firma di mio zio che quel bonus richiedeva. Mi pare che ci sia una evidente contraddizione. In realtà, stiamo parlando di un mancato accordo tra me e l’impresa sulle spese extrabonus che io ritengo di aver ampiamente sostenuto, anche a fronte di lavori che non sono stati terminati o realizzati male. Questo è l’oggetto del contendere, un giudice, a cui ho dato e continuo a dare tutta la mia fiducia, stabilirà se e quanto dovrò pagare e in quel caso la situazione sarà risolta. Quale condotta immorale si rileva in un percorso difficilissimo, complicato come quello del Bonus 110 per cento, con la legislazione che cambiava in continuazione, con le difficoltà di interpretazione che i tecnici hanno avuto, con il peso di chi per tre anni non ha avuto più una casa e ha affrontato difficoltà di ogni tipo? Scegliere di difendermi da una pretesa, secondo me illegittima, ed affidarmi al giudice può essere una colpa o diventare stigma? E’ semplicemente esercizio di un diritto. A me è stato insegnato a far valere i miei diritti e questo io insegno a scuola tutti i giorni.
Perché, come hai detto in conferenza stampa, ritieni scorretto che questa vicenda sia diventata un tema politico?
Nella tradizione più esigente della sinistra italiana, la questione morale riguarda l’esercizio del potere, la trasparenza degli atti, il rapporto tra istituzioni e interessi, la fedeltà alla cosa pubblica, la nettezza nel distinguere il bene comune dal vantaggio privato. È una disciplina del governo, non un repertorio di sospetti. È rigore sugli atti, non contaminazione personale. È responsabilità verificabile, non suggestione reputazionale. In queste ore è stato tirato in ballo anche un giornalista autorevole come Ranucci che ha parlato di accuse di chiacchiericcio e pettegolezzi ai danni della giornalista Amurri, in realtà, e ci sono i video a testimoniarlo, sono parole che non ho mai usato e che sono presenti invece nella campagna elettorale di un altro candidato sindaco di centrodestra che si difendeva da accuse sulla sua persona rivoltegli da un altro schieramento che non è il nostro. L’effetto è che vengono utilizzati ora contro di me.
Io non ho bisogno di essere compatita. Ho diritto a essere riconosciuta per ciò che sono: una professionista, una donna autonoma, una candidata sostenuta da una coalizione ampia e plurale perché ritenuta capace di rappresentare un’alternativa per Fermo. La mia storia, la mia esperienza, la mia correttezza, la mia autorevolezza, il progetto amministrativo che porto alla città sono il terreno sul quale devo essere considerata. La “colpa per vicinanza” è il rifugio di chi non ha argomenti politici. E’ proprio ora di ammettere, invece, che la campagna elettorale che abbiamo improntato ha obbligato tutti a rincorrerci in mezzo alla gente. Ho obbligato tutti a confrontarsi con le persone vere, quelle che presentano il conto dopo anni ed anni di amministrazione.
Se la vicenda fosse chiarita a tuo favore, pensi che qualcuno dovrebbe chiederti scusa?
In realtà chi ha diffuso mezze informazioni e suggestioni sarà chiamato a renderne conto, sono settimane molto difficili, vissute in un momento delicato e faticoso come è una campagna elettorale e trovarsi dentro una bufera mediatica, con il tribunale dei social che emette condanne non aiuta. E’così che si colpisce una persona senza un addebito solido: attraverso un’insinuazione che passa da orecchio ad orecchio. Una comunità non dovrebbe formarsi un’opinione dentro questo meccanismo. Non è facile ma non mi sottovalutate perché io porterò fino in fondo il mio impegno, continuerò a testa alta a parlare alla gente, non offenderò nessuno, disegnerò il futuro che immagino per Fermo e chiederò di votare la mia coalizione perché credo che possiamo scrivere una Nuova Storia.
E se invece emergessero criticità, saresti pronta a fare un passo indietro?
Ripeto, non ci sono indagini che mi riguardano, non ci sono criticità di gestione, sono io che ho aperto, con un corposo fascicolo e con il supporto della mia avvocata, un percorso civile, se dovrò pagare salderò il dovuto, come ho sempre fatto nella mia vita. Chi mi conosce sa quanto questa suggestione di malaffare sia lontana dalla mia storia, da ogni piega della mia vita, dalla mia coscienza. La moralità pubblica non cresce quando tutto viene reso sospetto. Cresce quando si distinguono i piani, si nominano le responsabilità vere, si rifiuta di trasformare la vita di una persona in un contenitore nel quale versare ogni elemento disponibile alla polemica.
Nonostante un’impostazione di campagna elettorale finora costruttiva per la quale ti sei battuta sin dall’inizio, sei sempre più spesso oggetto di attacchi da parte dei tuoi competitor. L’ultimo è quello dell’assessore regionale Paolo Calcinaro, che ha criticato il convegno sulla sanità promosso alla Croce Verde, sostenendo che la struttura non fosse stata informata della natura elettorale dell’evento e lamentando il mancato coinvolgimento dell’assessore competente, cioè lui. Non pensi che sia arrivato il momento di cambiare passo e tirare fuori “gli artigli” ?
Io non userò mai toni forti e polemiche strumentali, mi pare surreale che l’assessore regionale Calcinaro pensasse di poter partecipare anche ad un momento elettorale mio, quando già partecipa a tutti gli appuntamenti del candidato Scarfini. È vietato riflettere di sanità in altri contesti? È vietato chiedere un luogo per un incontro? È giusto tirare nella discussione politica realtà virtuose e assolutamente super partes come la Croce Verde che in nessun modo si sarebbe esposta per noi anche se ci avesse concesso l’uso della sala? È ovvio che in campagna elettorale ogni argomento è buono, è altrettanto nota l’allergia dell’assessore Calcinaro a qualsiasi forma di opposizione che invece noi crediamo sia il senso della democrazia, quando è civile, reale e costruttiva.
Guardando oltre le polemiche, perché oggi un cittadino indeciso dovrebbe scegliere Angelica Malvatani come sindaca?
Perché voglio essere sempre dalla parte dei cittadini, difendere soprattutto chi non ce la fa, chi ha bisogno di essere ascoltato. Perché voglio un palazzo comunale accessibile e trasparente, dove ogni decisione sia condivisa e resa nota, dove tutti possano sentirsi parte di un progetto. Perché vorrei una città che torni ad unirsi, a dialogare con il territorio, a costruire possibilità che abbiamo al centro la cultura, la bellezza, il turismo, la nostra storia grande legata anche alla Cavalcata dell’Assunta, le tradizioni che incontrano il futuro, la modernità di una città che comincia a guardare avanti. Perchè come dimostrano anche gli attacchi che hai ricordato io mi prenderò CURA di tutti, non ci saranno cittadini di serie A o B, quartieri vicini o lontani, senza lasciare indietro nessuno e senza finzioni.
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