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L’INTERVISTA – Mirko Eleonori, operaio di giorno e comico di sera: “Non si può vivere preoccupandosi di ciò che pensano gli altri”

Paolo Paoletti 5 min di lettura

di Paolo Paoletti

“Io non mi oppongo ai cambiamenti. Ma tra tutte le cose, ce nè una che non sarebbe mai dovuta cambiare, e che vederla così stravolta mi manda ai matti! La tranquillità con cui si facevano le cose prima”. Con queste parole Mirko Eleonori si racconta nel suo nuovo spettacolo, scritto insieme a Piero Massimo Macchini dal titolo “Fotofinish, chi corre è perduto” che debutterà il prossimo 18 aprile all’Auditorium Giusti di Sant’Elpidio a Mare. In questa chiacchierata Mirko ci racconta della sua vocazione, far ridere ma anche delle tante piccole ‘tragedie’ che aiutano a rendere unica la storia di ciascuno di noi. Il tutto con un filo conduttore che lo caratterizza: non si può vivere preoccupandosi di ciò che pensano gli altri del tuo aspetto,

Mirko Eleonori: operaio di giorno e comico di sera. Quando hai capito davvero che la tua vita era il palco?

Ho iniziato a far ridere senza neanche accorgermene nel teatro dialettale, poi i miei familiari tra il pubblico mi dicevano che la gente mormorava, ma quello che fa ridere quando arriva, entravo ed esclamavano, ohh eccolo finalmente! E da quando ho capito che faccio ridere non riesco più a farne a meno. Sono convinto che sia una sorta di vocazione per me.

La comicità che porti in scena parte molto da te stesso: corpo, cibo, quotidianità. Perchè questa scelta?

Per far ridere bisogna partire dalle proprie tragedie, in modo da avere una storia esclusiva che solo tu puoi raccontare, e nessuno potrà copiartela o raccontarla come la racconti tu.

Tocchi anche concetti come il body shaming, nel tuo spettacolo precedente “A qualcuno piace curvy” riesci a dare una visione umoristica di un complesso che bene o male tutti noi abbiamo, come ti muovi in questo campo così delicato?

Bisogna imparare a buttarsi le opinioni altrui alle spalle, se non si fa danno a nessuno non si può vivere preoccupandosi di ciò che pensano gli altri del tuo aspetto. Quello che conta sta dentro, me lo ha detto pure il dottore quando gli ho fatto vedere le mie ultime analisi perfette, tu Mirko, sei bello dentro!

Quanto è stato decisivo l’incontro con Piero Massimo Macchini nella tua crescita?

Moltissimo, la sua scuola Magnasarache è stata la chiave di svolta per passare dal teatro dialettale in compagnia, al monologo comico, una cosa che mi riempie di gioia fare, perché mi ha permesso di imparare a mettermi in gioco da solo, e il palco, come dice lui, è il posto più sbagliato per nascondersi!

Stai per debuttare con un nuovo spettacolo dal titolo “Fotofinish chi corre è perduto” pronto per la prima data il 18 aprile alle 21.15 all’Auditorium Giusti di Sant’Elpidio a mare?

Sì il testo è pronto, la memoria quasi, qualche dettaglio da sistemare poi mi butterò a bomba! Una volta l’ho fatto durante una partita di pallanuoto in piscina, risultato? Mezza piscina svuotata e partita annullata!

La comicità può ancora dire qualcosa di serio o è diventata solo intrattenimento?

Io sono convinto che il teatro in ogni sua forma non smetterà mai di essere vivo, quindi anche la comicità si evolverà e continuerà a far ridere e pensare. Dietro ad ogni creazione artistica piccola o grande che sia c’è sempre un grande lavoro, che nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire, siamo esseri umani con un grande bisogno di comunicare, che sia comica o seria, ogni cosa che si comunica lascia sempre un messaggio importante.

Il passaggio nei circuiti legati a Zelig è un punto di arrivo importante ma può essere visto anche come l’inizio di un percorso anche al di fuori dei confini locali sbaglio ?

Assolutamente, mai pensare di essere arrivati, come diceva quello? Verso l’infinito e oltre! Poi se fai una cosa devi sognare in grande, altrimenti non la fai per niente, magari ci sarà una ribalta nazionale o magari no. Ma mai tarpare le ali alla fantasia!

Nelle tue radici c’è il teatro dialettale. Ricordo nel fermano compagnie storiche come la Firmum, in grado di riempire il teatro dell’Aquila e Villa Vitali. Pensi che questo genere oggi stia morendo o ci sono nuove generazioni pronte a tramandare la tradizione?

Penso che non morirà mai, quando vado in giro con la mia compagnia, la filodrammatica sangiustese, veniamo sempre accolti da piazze e teatri pieni, noi siamo tutti abbastanza giovani e altri ragazzi, anche in altre compagnie, vogliono mettersi in gioco, quindi la tradizione sopravviverà alla grande!

Il pubblico marchigiano è difficile? O è solo una leggenda?

Il pubblico ogni artista ha il suo, più persone si riconoscono in quello che dici e più ne hai, poi c’è chi preferisce essere di nicchia ma non è il mio caso. Non vorrei peccare di immodestia ma devo dire che a me pubblico difficile non è mai capitato.

Se dovessi raccontarti in una battuta, quale sarebbe?

Da un recente studio è venuto fuori che se sulla terra pesi 100 kg, su Marte ne perderesti 38! Quindi non sono grasso, ho semplicemente sbagliato pianeta!

Scritto da

Paolo Paoletti

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