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Capodarco, al via le celebrazioni per i 60 anni, Don Vinicio: “Pensare al futuro è un dovere”

Paolo Paoletti 3 min di lettura

FERMO – Una cena condivisa per raccontare sessant’anni di storia, ma soprattutto per rilanciare uno sguardo verso il futuro. La Comunità di Capodarco ha aperto ufficialmente le celebrazioni per il 60° anniversario della sua nascita con una serata evento ospitata nella storica sede di Capodarco di Fermo, che ha riunito oltre duecento persone tra operatori, ospiti, volontari e rappresentanti delle istituzioni del territorio.

L’appuntamento del 12 marzo ha dato il via a un calendario di iniziative che accompagnerà tutto il 2026 e che sarà dedicato anche alla memoria del fondatore don Franco Monterubbianesi, recentemente scomparso.

Una cena per raccontare una storia collettiva

La scelta di inaugurare l’anniversario con una cena non è stata casuale. Sedersi attorno a un tavolo, condividere il cibo e il tempo insieme, è diventato il simbolo di una comunità che da sessant’anni costruisce relazioni e inclusione.

A curare il percorso gastronomico è stato lo chef Aurelio Damiani, insieme alla moglie Ornella Rossi e al figlio Enrico, con la collaborazione degli studenti dell’Istituto Professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera “Carlo Urbani” di Porto Sant’Elpidio.

Il risultato è stato un vero e proprio viaggio tra memoria e futuro attraverso i sapori, in cui la cucina è diventata linguaggio universale di incontro e condivisione.

La sala, trasformata per l’occasione in un laboratorio gastronomico, ha accolto gli ospiti in un clima elegante ma profondamente partecipato. Tra i presenti anche rappresentanti delle principali autorità istituzionali, politiche, militari, religiose e sanitarie del territorio.

Sessant’anni di impegno sociale

Quella di Capodarco è oggi una realtà articolata e diffusa, che nel corso degli anni ha costruito un vero e proprio arcipelago di servizi sociali e sanitari.

Le attività spaziano dalle comunità residenziali ai centri diurni, dalle residenze sanitarie riabilitative ai centri medici specializzati. In Italia operano oltre 30 servizi dedicati a disabilità, salute mentale, supporto ai minori, riabilitazione e contrasto alle dipendenze.

I numeri raccontano la dimensione di questa esperienza: oltre 1000 persone accolte, più di 500 collaboratori e circa 300 volontari coinvolti nelle attività.

Un percorso che in sessant’anni ha contribuito a promuovere inclusione sociale, progetti culturali e iniziative di sensibilizzazione sul territorio.

Albanesi: “Pensare al futuro è un dovere”

Durante la serata è intervenuto anche don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, che ha sottolineato la necessità di guardare avanti senza perdere la centralità della persona.

“Pensare futuro è un dovere, oltre che una necessità. I fronti che si prospettano sono molteplici. Occorre impedire prima di tutto la medicalizzazione dell’assistenza. Nella disabilità, nelle dipendenze patologiche, nella psichiatria e nell’accudimento dei minori sono dominanti le relazioni. È importante affinare le conoscenze, le terapie e le scienze umane che permettono di comprendere meglio la persona e raffinare programmi personalizzati”.

Secondo Don Vinicio la sfida sarà continuare a costruire risposte che mettano al centro la storia e il percorso di vita di ogni individuo.

Un anno di iniziative tra incontri e riflessione

Il programma delle celebrazioni proseguirà nei prossimi mesi con numerosi appuntamenti dedicati al territorio, alla formazione e all’approfondimento sui temi sociali.

Tra gli eventi già annunciati: a giugno un convegno dedicato alle disabilità, a luglio l’incontro con il cardinale Matteo Zuppi.

Alle celebrazioni sono stati invitati anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Papa Leone XIV. Un anno di iniziative che alternerà momenti di riflessione sul cosiddetto “Modello Capodarco”, spettacoli e proiezioni, con l’obiettivo di raccontare una storia lunga sessant’anni ma ancora capace di interrogare il presente e immaginare il futuro.

Scritto da

Paolo Paoletti

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