Fermo, il ‘forse’ che fa tremare il favorito
di Paolo Paoletti
C’è un dettaglio, a volte, che vale più di mille analisi. Sfogliando Facebook mi sono imbattuto in un post ironico, ma che in realtà, rivela una fotografia della politica fermana molto nitida. Il post ironizzava sulla vicenda della lista “Insieme per Scarfini” lasciata a piedi dallo stesso candidato sindaco. Sotto il logo della lista è stata aggiunta una sola parola: “forse”.
Basterebbe questo per raccontare lo stato dell’arte. Quel “forse” non è una provocazione social. È una sintesi di una campagna elettorale che, almeno fin qui, appare incerta, disallineata, incompiuta.

Perché poi i fatti parlano chiaro. L’annuncio della conferenza stampa della prima lista a sostegno di Alberto Scarfini guidata da Carlo Iommi e dalla sua squadra di volenterosi, e la sua successiva cancellazione per l’assenza dello stesso candidato sindaco, non è un episodio qualsiasi. È un segnale politico. È la crepa che si apre proprio dove, fino a poche settimane fa, si raccontava una corsa già scritta.
Scarfini era dato per favorito. L’erede naturale di una stagione amministrativa, quella di Calcinaro, che avrebbe dovuto garantire continuità. Oggi, invece, rischia di diventare lo sfavorito. Non per mancanza di struttura. Non per assenza di nomi. Ma per un problema evidente: la comunicazione e, ancora più a monte, la visione.
I manifesti vanno bene. Rivendicare ciò che è stato fatto anche. Ma non può bastare.
Una campagna elettorale costruita sul passato è una campagna che arretra mentre gli altri avanzano. Un esempio. Citare eventi come il TEDx a Fermo come elemento qualificante dell’azione amministrativa rischia di suonare più come un riempitivo che come una visione strategica: iniziative sicuramente importanti, che oggi molti territori organizzano, senza che questo rappresenti una svolta strutturale tanto meno un manifesto politico.

Il punto è un altro. Dov’è il futuro? Perché è lì che si gioca la partita.
Nel frattempo, il quadro interno non aiuta. Il progetto “Piazza Pulita”, che aveva senso in una fase precisa, oggi appare superato, quasi un residuo di una stagione politica che non riesce a rinnovarsi. Si racconta di riunioni notturne, telefonate tra Calcinaro, Mauro Torresi, Alberto Scarfini e Iommi per capire cosa fare di una lista che, paradossalmente, non sembra nemmeno pienamente gradita al candidato sindaco.

Un corto circuito politico prima ancora che comunicativo. A questo si aggiunge un limite personale che, in campagna elettorale, pesa: Scarfini non appare un comunicatore naturale come era invece Paolo Calcinaro. E, in una fase in cui la relazione diretta , anche semplicemente rispondere al telefono, diventa decisiva, questa distanza rischia di trasformarsi in un boomerang.
E mentre il fronte civico si muove in ordine sparso, il centrodestra osserva. E si interroga. Ha senso inseguire un’alleanza complessa, incerta? O non sarebbe più efficace costruire un’alternativa autonoma, con un candidato forte? La domanda non è più teorica.
Perché se il centrodestra dovesse trovare una figura solida, capace di parlare alla città e di interpretare un’idea chiara di futuro, il progetto civico di Scarfini — oggi — rischierebbe seriamente di essere superato. Un sorpasso che potrebbe arrivare anche dalla candidata di centro sinistra Angelica Malvatani che invece, su quella visione politica della città del futuro, sta puntando nei suoi incontri con i quartieri concentrandosi più all’ascolto che all’autoreferenzialità.
E allora quel “forse” torna. Non più come ironia social, ma come chiave di lettura politica. Forse Scarfini è ancora il candidato giusto. Forse la coalizione può reggere. Forse la partita è ancora nelle sue mani.
Ma in politica, si sa, il “forse” è il terreno più scivoloso di tutti. E chi non lo trasforma in una certezza, finisce inevitabilmente per subirlo.
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