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IL CANDIDATO – Leonardo Tosoni l’anarchico conservatore della destra sociale: “Si odia ciò che non si capisce. La mia Fermo? Protagonista”

Paolo Paoletti 7 min di lettura

di Paolo Paoletti

Quello che colpisce di Leonardo Tosoni, candidato sindaco per la coalizione di centro destra, è il suo stare con i piedi per terra. Chiedendogli di cosa farà nei primi mesi da sindaco ci ha risposto: “Proprio non ce la faccio a dire la frase ad effetto sui primi cento giorni”. E così quello che sembrava essere il candidato frutto della mancata alleanza tra Scarfini e la destra, giorno dopo giorno si sta rivelando sempre più una figura credibile, che ‘mastica politica’ sin da ragazzino. Quella ‘politica’ che proprio i civici hanno voluto rinnegare. Al contrario Tosoni rivendica orgogliosamente i suoi valori di centro destra, o meglio della destra sociale e del filone anarchico-conservatore . Lo fa però nella ‘contemporaneità’, chiudendo le porte agli estremismi, senza distinzioni di orientamento sessuale (vedi candidatura di Simone Antolini) né di colore della pelle o paese d’origine: “Il razzismo, è quanto di più lontano possa esserci dalla mia visione politica”.

Prima ancora di parlare di programmi, aiutaci a conoscerti meglio. Essere uno dei candidati più giovani cambia il modo di vedere la città?

Probabilmente sì, ma lo sguardo è solo il punto di partenza. Amministrare la città presuppone lo sforzo di ampliare la visuale, e farsi interprete dei bisogni di tutti, a prescindere da età, genere, quartiere e partito d’appartenenza.

Recentemente in un tuo post facebook hai scritto che negli altri schieramenti, immagino il riferimento sia alle liste di Scarfini, ci sono tanti amici con cui avresti voluto condividere questa tua candidatuara. Hai sperato fino all’ultimo di costruire un fronte comune di centro destra. Sei rimasto deluso dalla chiusura di Torresi, Scarfini e delle loro liste?

Il riferimento era più generico. Ci sono amici con cui avrei voluto condividere quest’avventura anche nella lista di Di Ruscio e in quelle di Malvatani. Certo, il fronte comune che avrei voluto costruire era quello di centrodestra, ma più che delusione direi che sono rimasto perplesso da queste scelte dei civici.

Forza Italia non è con te ma sembra sostenga Scarfini con alcune figure inserite in una lista civica…quanto pesa questa assenza?


Dispiace perché è un simbolo del centrodestra, che però nel fermano ha scelto il campo del centrosinistra in quasi tutte le più recenti competizioni elettorali comunali. Quello che fa sorridere è che se Forza Italia sta con i civici, allora i civici non sono del tutto civici… sorridiamo, e non facciamo polemica, rispettando le scelte di tutti.

Con la tua candidatura si è creato un cortocircuito politico o sbaglio? Gli stessi partiti di destra che in Regione governano insieme a Calcinaro, a Fermo sostengono te, che ti poni in alternativa ad Alberto Scarfini che invece è la prosecuzione del lavoro di Calcinaro stesso…

La domanda andrebbe rovesciata, a mio avviso. Il mondo civico fermano, che con Calcinaro sostiene il Presidente Acquaroli, di FDI, in Regione, qui ha inteso percorrere un’altra strada, e scegliere un’altra formula di offerta politica-elettorale.

Molti danno per scontata l’alleanza in caso di ballottaggio…è cosi?

Di scontato non c’è nulla, tantomeno chi andrà al ballottaggio.

Ti definisci di destra ma prendi le distanze da derive estreme: dove ti collochi esattamente?


Vengo dalla destra sociale, ma ho subito le suggestioni di tanti mondi politico-culturali. Mi piace il filone anarchico-conservatore, un po’ sulla scia di Longanesi e Prezzolini; la Nouvelle Droite francese, con il suo afflato ecologista, comunitario, solidale; un certo filone cattolico, attento alla tradizione, ma capace di vivere la contemporaneità, e di confrontarsi con il mondo. Faccio politica fin da giovanissimo anche per smentire i troppi luoghi comuni sulla destra. Per dire, il razzismo, è quanto di più lontano possa esserci dalla mia visione politica.

Chi sono i tuoi riferimenti culturali, dicci una citazione che per te rappresenta un ‘mantra’

Un po’ ho risposto nella precedente. Per la citazione, in questi giorni ne ho ritrovata una forte contro l’odio politico, che sono andato a ricercare dopo che un mio amico, candidato, si è visto negare il saluto da un coetaneo che conosceva, solo perché candidato con la destra. Una follia. Scrive Carlo Mazzantini: «Si odia ciò che non si capisce, ciò che risveglia oscure paure che con l’odio si cerca di allontanare e di esorcizzare». È un ammonimento per tutti.

La premier Giorgia Meloni fa parte dei tuoi punti di riferimento politici?

Certo. Sono orgoglioso di far parte del suo partito. È una leader internazionale indiscutibile. Una donna d’azione, battagliera, studiosa, determinata: una figura eccezionale della politica italiana, partita dal basso e cresciuta grazie a una passione smisurata per la politica.

Nelle tue liste ci sono candidati molteplici. Penso ai simpatizzanti di Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci, colui che ha definito le femministe ‘fattucchiere’, gli omosessuali ‘non normali’. Penso però anche a Simone Antolini, ex marito di Alessandro Cecchi Paone. Come si inseriscono queste figure nella tua linea politica per Fermo?

La nostra è certamente una coalizione di centrodestra, imperniata sui valori di centrodestra. Dopodiché, c’è un programma, in cui liste di diversa estrazione possono riconoscersi. Il programma costituisce il perimetro per stare insieme. Esclusioni fondate su altro non ci interessano. Abbiamo criticato questo modo di fare negli altri, sarebbe un paradosso se cominciassimo ad escludere le singole persone anche noi.

Fare il sindaco non è solo parlare di urbanistica, asfalti ecc ma si tratta di migliorare la vita delle persone. Parliamo di diritti: lavoro e paga dignitosa, equo compenso per le donne, diritto ad avere una famiglia in qualunque modo essa sia composta, aiuto alle famiglie con difficoltà, autodeterminazione del proprio corpo, aborto, comunità LGBTQ+, abbattimento delle barriere per i portatori di handicap ecc. Temi spesso definiti ‘di sinistra’ ma che in realtà fanno parte della vita quotidiana di tutti noi….da sindaco come pensi di muoverti su questo fronte?

Dovrei impiegare venti righe per risponderti su tutti. Basti dire che fin dall’inizio ho parlato di “Fermo città sociale”, volendo sottolineare il profondo valore che per me hanno questi temi. Non condivido la tesi per cui sarebbero temi di sinistra. Comunque, disagio economico e disagio clinico vanno affrontati: povertà, emergenza abitativa, disabilità, fragilità degli anziani. Tutti temi con cui ho aperto la campagna elettorale, ricevendo nella mia sede la Vice-ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, con cui sarei lieto di collaborare. Una donna che rappresenta al meglio la filiera istituzionale, dotata di grande sensibilità, e in più legata a Fermo per storia personale e famigliare.

Che idea di Fermo hai in testa tra cinque anni, se dovessi diventare sindaco?

Una Fermo compiutamente diventata capoluogo di provincia. Con tutti gli uffici, tutti i servizi, e con un respiro generale degno di un capoluogo di provincia. Una città più sicura, dove sia possibile vivere tranquillamente la propria vita, lavorare, fare impresa e mettere su famiglia. Una città moderna, pulita, accogliente, bella e curata in ogni angolo. Insomma, in testa ho una Fermo protagonista, sul piano regionale, e anche nazionale.

Risposta secca, sul Girfalco se dovessi diventare sindaco modificherai il progetto?


Prima voglio prenderne piena contezza. Da quel che abbiamo potuto apprendere delle criticità ci sono, e francamente sul metodo, un coinvolgimento vero della cittadinanza sarebbe stato doveroso. Però, anche qui, calma e realismo. Non serve gridare allo sfregio, ma capire, approfondire, e a quel punto, eventualmente, frenare e apportare qualche modifica.

Le priorità nei primi cento giorni?

Non amo le dichiarazioni mirabolanti. Proprio non ce la faccio a dire la frase ad effetto sui primi cento giorni. La priorità è applicare il programma che abbiamo elaborato, e quindi dal primo giorno dovremo prendere confidenza con la macchina amministrativa, ottimizzare l’organigramma per farla funzionare al meglio, e poter così attuare il programma.

Scritto da

Paolo Paoletti

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