L’INTERVISTA – Elisabetta Sabatini: dalla politica a Zelig, ora debutta con il suo primo spettacolo solista. “Rido delle mie fragilità. È lì che ho trovato la mia forza”
di Paolo Paoletti
(foto Marilena Imbrescia)
La vera Femmina Alfa è quella che riesce a fare un cambio gomme o saper accendere una motosega mentre indossa un tacco 12 e un rossetto rosso fuoco. Protagonista di questa storia è una ragazza fermana dalle curve generose e dal carattere d’acciaio, abituata da sempre a cavarsela da sola. È da qui che nasce FemminAlpha, il primo spettacolo solista di Elisabetta Sabatini: un viaggio dentro le fragilità, trasformate in forza, dentro le cadute, diventate risate. Una storia che è la sua, ma che assomiglia a quella di tanti.

Il debutto è già un segnale: il 10 aprile all’Auditorium Giusti di Sant’Elpidio a Mare è già sold out. Per l’11 restano pochissimi biglietti. Poi sarà un’estate in giro tra teatri e piazze, perché certe storie, quando partono, non si fermano più.
Uno spettacolo che celebra le curve, il coraggio e la capacità di ridere di tutto, anche quando la vita decide di colpirti all’improvviso. Ed è proprio da questa energia, autentica e senza filtri, che prende forma il percorso di Elisabetta Sabatini. Un cambio radicale di vita: dall’impegno politico alla comicità. La nuova ‘Betta’ è riuscita a dare vita ad un comicità autentica, che nasce dalle fragilità e diventa forza.
Partiamo dall’inizio: cosa ti ha portato, all’epoca, a impegnarti politicamente in prima persona?
La politica ha affiancato la mia crescita nei discorsi di famiglia, su più fronti di schieramento: il senso del dovere verso il prossimo, un ideale e il mio essere profondamente patriottica. La mia Regione è la più bella del mondo e ho aderito a quei progetti volti a dare voce a tutto questo.
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la tua strada stava cambiando e che la comicità poteva diventare qualcosa di più?
Sì, appena scesa dal palco del SanSeverido festival, che ho vinto, ma a cui avevo partecipato per dovere scolastico. Io esco dalla scuola Magnasarache, scuola internazionale di comicità marchigiana di Pier Massimo Macchini. Ero veramente inconsapevole fino a quel momento. Da lì sono arrivate le richieste di serate e la consapevolezza.

Quali sono stati gli incontri o le esperienze che hanno fatto emergere la “nuova” Elisabetta?
Sicuramente questa scuola: lavoriamo molto sulla scrittura e raccontiamo in chiave comica le nostre disavventure, i difetti, l’accettazione. L’altro percorso è stato quello della clown terapia. Sono clown sociale da alcuni anni e qui ci si prepara su più fronti, soprattutto emotivi ed emozionali.
Quando sono arrivati i primi spettacoli e, soprattutto, come ti sentivi a salire sul palco per la prima volta?
Le prime vere esibizioni sono arrivate nel 2022 e mi ha aiutato tanto il mio lato inconsapevole e testardo. Le gambe tremano, i primi secondi anche un po’ la voce, il fiato corto e la paura: non mancava nulla. Poi arriva la prima risata, il primo applauso e non vorresti più scendere.
Nei tuoi spettacoli condividi con il pubblico le tue fragilità personali trasformandole in momenti esilaranti. È un processo naturale o c’è un lavoro preciso dietro?
C’è un profondo lavoro dietro. Riuscire a parlare in chiave comica di te e dei tuoi difetti non è facile: riesci a farlo nel momento in cui accetti realmente te stessa. La scrittura comica è terapeutica, credimi. Noi ci mettiamo a nudo: il palco è il posto peggiore per nascondersi e, se decidi di salirci e raccontare qualcosa, sei consapevole che la gente ascolta, accoglie, vive con te e ride con te di tutto quello che stai dicendo.
C’è mai stato un momento in cui hai pensato: “questa cosa non la posso dire”? Oppure sul palco ti senti completamente libera?
C’è stato, certo. Il concetto di libertà è ampio e resta finché quello che vai a dire non si trasforma in offesa o manca di sensibilità. Poi, ovviamente, se una cosa la vuoi dire la dici e te ne prendi la responsabilità. Si parla di politicamente corretto, ma chi stabilisce cosa lo è e cosa no? La comicità è ironia, è leggerezza, e speri che chi ascolta dall’altra parte comprenda tutto questo. Le percezioni, a volte, sono molto personali.
Dopo la gavetta, i primi successi, l’esperienza di Zelig, è arrivato il primo spettacolo da solista, FemminAlpha, con la regia di Pier Massimo Macchini: che tipo di spettacolo è e cosa racconta davvero di te?
Racconta tanto di me, Paolo. Veramente tanto. È uno spettacolo che parla di forza, di accettazione, di semplicità, di marchigianità, di famiglia e di fatalità. Più lo sistemo e più mi rendo conto che potrei raccontare ancora tanto altro. È uno spettacolo che parla di Betta e della tigna, ma che è sicuramente lo specchio della storia di tante altre persone che non si arrendono.

Le prime due date sono già sold out e si preannuncia un’estate intensa: cosa significa per te questo momento?
Chiedimelo tra qualche settimana! Non lo so, forse perché è così grande l’emozione, mista a gioia e a paura, che non darei la risposta giusta. Sicuramente è un regalo che faccio a me stessa e un grazie a chi ha seguito il mio percorso sostenendomi. Forse è anche una mia rivincita personale: finalmente metto Betta in primo piano.
Ti sei mai sentita etichettata per il tuo passato? E quanto è difficile, oggi, farsi leggere per quello che sei diventata?
Sì, è successo e succederà. Quando fai un percorso di militanza e di politica questa cosa ti segue e, sinceramente, me ne frego. Io sono quella che sono per tutto il mio passato e il mio presente, che porterò sempre con me con molto orgoglio. Poi, Paolo, sono profondamente convinta che il problema si crea solo per chi lo vuole creare. Io voglio far ridere: il resto è solo pretestuoso e gratuito.
Se guardi indietro alla Elisabetta di qualche anno fa, cosa le diresti oggi?
Tante cose, o forse non direi nulla e le darei un grande e forte abbraccio, di quelli che ti stritolano un po’ e ti fanno sentire cuore a cuore. L’abbraccio è una delle forme di affetto sincero che preferisco. Poi, ovviamente, la guarderei negli occhi per farle capire che la stimo, nonostante i suoi numerosi difetti. Ne ho tanti, sai? Ma ho anche tanti pregi e qualità, oltre al fatto che sono una gnocca pazzesca e strabordo di ficaggine. Prendiamoci un po’ in giro, Paolo, che di cose tristi ne abbiamo le scatole piene!
Una bellissima intervista che parla di lati delicati, passioni e consapevolezze.
Lo sdoganare lo stereotipo di donna che lavora e si mette in gioco a 360 gradi,indossando un tacco a spillo e che non per forza deve avere un vitino da vespa.
Viva noi donne Alpha in carne…..