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L’INTERVISTA – Ingrid Luciani: “Undici anni per Fermo. Il momento più duro? Il sisma. Ora scelgo la scuola”

Paolo Paoletti 9 min di lettura

di Paolo Paoletti

È una delle figure di riferimento nei due mandati dell’amministrazione guidata da Paolo Calcinaro. In undici anni, forse più di chiunque altro, ha affrontato dossier complessi e scelte difficili: dalla gestione delle scuole durante il sisma, agli spostamenti dei plessi, la delega alla Protezione Civile e quella ai lavori pubblici con le riqualificazioni e il recupero degli spazi vissuti ogni giorno dai fermani. L’assessore Ingrid Luciani non si è mai tirata indietro. Anzi, ci ha sempre messo la faccia, mantenendo aperto il confronto anche nei momenti più delicati. Il progetto del Girfalco ne è stato l’ultimo banco di prova: criticato, discusso, ma anche occasione di dialogo, tanto che le stesse associazioni del coordinamento ambientalista ne hanno riconosciuto la disponibilità all’ascolto.

Oggi, con le liste depositate, la sua assenza tra le ricandidature è probabilmente quella che pesa di più. In questi anni, ogni volta che c’era da chiedere, rispondere o chiarire, non ha mai scelto il silenzio: ha sempre spiegato, replicato, preso posizione. E, a dirla tutta, se Ingrid Luciani fosse stata la candidata sindaca di Fermo, non avrei avuto dubbi su chi votare.

Riqualificazione del Girfalco. Tutti ti hanno riconosciuto l’apertura al dialogo ma allo stesso tempo contestano all’amministrazione Calcinaro/Torresi una mancanza di condivisione nella fase di redazione del progetto, perché non avete pensato ad un percorso condiviso?

In 11 anni ci siamo occupati di tanti progetti diversi; l’esigenza di questo in particolare è scaturita dal processo di ascolto con gli stakeholders del territorio, portato avanti nella fase di costruzione della strategia Iti2. È proprio da questa fase che è emersa l’esigenza di una riqualificazione complessiva che rinnovasse l’area attraverso una visione unitaria, riorganizzandone l’accessibilità carrabile e pedonale e l’accesso alle diverse zone presenti nel sito. La linea di azione UE nella quale rientra il finanziamento di questo specifico progetto è relativa alla riqualificazione ambientale ed alla creazione di nuovi spazi verdi, finalizzati a fornire alla cittadinanza parchi urbani attrezzati, favorendone l’accessibilità con eliminazione delle barriere architettoniche. Dato questo obiettivo, e visto il fatto che la zona è vincolata paesaggisticamente le strade percorribili erano di fatto già tracciate; vengono rispettate e valorizzate tutte le funzioni ed i punti nevralgici presenti: Cattedrale, Museo Diocesano, area giochi, Chalet, monumenti, insieme al cospicuo potenziamento delle superfici verdi. Il punto è che è stato percepito come un progetto che stravolge, mentre invece è un progetto che restituisce, rispetta, e che aumenta la fruibilità del Girfalco per tutte le fasce di età. Peraltro ricordo che questa stessa parola fu usata anche quando iniziammo i lavori di restauro del Parco di Villa Vitali.

Perché non è stato fatto un passaggio in consiglio comunale?

Tecnicamente non vengono mai fatti passaggi in Consiglio Comunale per i progetti riguardanti i lavori pubblici, a meno che non vadano in variante urbanistica.

Sulla carta, anche come evidenziato da Calcinaro, tutto sembra perfetto…area giochi più grande, incremento degli spazi verdi, riduzione dei parcheggi. Invece una volta visti i rendering del progetto è scoppiato un polverone. Come te lo spieghi?


Qualcuno allude alla vicinanza con la prossima tornata elettorale, ma sinceramente penso che molti cittadini, leggendo e sentendo cose forse poco precise, seppur dette in buonafede, si siano, più che legittimamente, allertati. In questo non vedo nulla di strano se non un forte attaccamento ad un luogo del cuore per tanti fermani e non, attaccamento che peraltro condivido. Tante volte ci è capitato di affrontare situazioni simili, soprattutto quando abbiamo dovuto ristrutturare, chiudere o spostare scuole in città.

In generale credo che non venga messa in discussione la buona fede del progetto ma il fatto che rischia di stravolgere un luogo identitario ad esempio parliamo dall’illuminazione…non pensi sia meglio optare per dei lampioni più ‘storici’ rispetto a quelli ultra moderni che avete presentato?


L’illuminazione del parco rimane quella esistente; per evidenziare in maniera gentile il percorso ellittico attorno al grande cedro sono stati pensati degli elementi la cui funzione è essenzialmente estetica; non sono lampioni dalla funzione classica ma sostanzialmente punti luce. Penso che ci sarà margine più avanti per eventualmente scegliere una tipologia differente mantenendone la funzione, sempre in accordo con la Soprintendenza. Certo la posa di quegli elementi sarà nelle fasi finali dunque non nell’immediato.

Capitolo pavimentazione, Calcinaro nella sua intervista difende la scelta della graniglia anche a vantaggio della fruibilità di passeggini e disabili in carrozzina, il coordinamento chiede che venga lasciata la ghiaia, quale pensi sia la soluzione migliore?

La soluzione migliore è quella che rende accessibile l’intero parco, al contempo tutelando le specie vegetali presenti. Per questo stiamo procedendo ai previsti saggi puntuali per accertare lo stato di radici e sottosuolo; la stratigrafia finale verrà da queste indagini.

C’è poi il caso della cisterna della CIIP in prossimità dell’area giochi…

Per rilevare nel dettaglio l’ingombro esterno della cisterna è stato commissionato circa sei mesi fa un rilievo georadar. A seguire è stato effettuato anche un rilievo dall’interno grazie alla preziosa collaborazione del personale CIIP, che colgo occasione di ringraziare; è poi seguita con questo ente una corrispondenza, dato che abbiamo avuto bisogno da parte loro di indicazioni specifiche riguardo ai carichi ed anche alle fasi lavorative da portare avanti. Il nostro progetto approvato è chiaramente fornito anche del parere favorevole del CIIP, oltre agli altri necessari. In questo progetto avevamo previsto la pavimentazione attorno ai giochi, perché nei punti di maggior calpestio il prato spesso non resiste e rimane in vista il terreno sottostante; successivamente, al coordinamento abbiamo proposto di mettere prato anche attorno alla pavimentazione antitrauma, dato che è pienamente in linea con lo spirito del progetto, mantenendo però alcuni vialetti tra un gioco e l’altro per limitare l’effetto che dicevo. Stiamo aspettando che la Soprintendenza valuti la proposta.

Parliamo della vivibilità, i fermani troveranno un cartello del tipo ‘ vietato calpestare le aiuole’ in quelli che erano i prati dove sono sempre stati abituati a stendersi per leggere, rilassarsi o giocare con i più piccoli?

Non cambierà nulla riguardo alle modalità di fruizione del parco, come si diceva il progetto è stato studiato proprio per ampliare queste possibilità, non certo per ridurle.

Chi ve l’ha fatto fare? Nel senso…non bastava una semplice riqualificazione migliorando l’esistente e magari rifacendo solo la pavimentazione del viale che conduce alla cattedrale ?


Da cittadina penso che avere il nostro parco più importante più fruibile, verde e fiorito sia un valore aggiunto; il viale può senz’altro essere trattato in una fase ulteriore. Non era questo tipo di finanziamento quello adatto, me personalmente penso che prima ancora sarà da restaurare il Parco delle Rimembranze. Mio padre racconta sempre che ogni leccio recava la targhetta con il nome di un caduto della Città. Ci siamo attivati anche per il restauro della lapide ai Caduti che anni fa si trovava sulla facciata della biblioteca; anche questa sarà una cosa importante da proseguire.

In dieci anni di assessorato, quella del Girfalco è stata la sfida più difficile o ci sono stati altri momenti più complessi?


Più complessi, per tanti motivi, gli anni del sisma. Essere alle prese con un fenomeno per sua natura imprevedibile, del quale non è dato sapere nulla su dove e come colpirà, né quando finirà. Avere la responsabilità di decidere quali scuole chiudere e soprattutto quali scuole tenere aperte, con bambini e personale dentro durante i mesi delle scosse… è stato molto duro, ma ringrazio davvero tutti i tecnici ed il personale del Comune, della Protezione Civile locale e regionale, tutti i volontari e tutti i professionisti esterni che hanno giocato un ruolo decisivo nel supportare le decisioni dell’amministrazione in quelle fasi critiche.

La cosa di cui sei più orgogliosa in questi anni?

Avere effettuato un lavoro completo di analisi sismica e sviluppo delle progettazioni di adeguamento sismico di tutte le scuole di competenza comunale. Queste analisi sono poi state sintetizzate in un documento programmatico a partire dal quale ci siamo mossi negli anni per reperire fondi e rendere sicure, mano a mano, le scuole di ogni quartiere. Lavoro enorme che non è finito e che dovrà proseguire.

Invece il ricordo personale più bello?

Troppi per decidere! Penso però che i rapporti costruiti con le persone che ho incontrato in questi anni sarà qualcosa che rimarrà con me per sempre. A partire da quello con Paolo, con i miei colleghi di amministrazione compresi quelli di minoranza, con il personale del Comune, e con tutti i cittadini che ho incontrato per mille diversi motivi. Qualcosa che mi ha profondamente arricchito.

Pensi davvero che Alberto Scarfini sia la figura giusta per Fermo? Cosa lo distingue da Malvatani, Di Ruscio e Tosoni?

Si, ritengo Alberto preparato e competente, pronto a questo ruolo. In questi due mandati abbiamo affrontato insieme momenti davvero critici come il sisma e la pandemia, e da questi abbiamo saputo cogliere e portare concretamente in città tante opportunità in tantissimi ambiti, grazie anche ad una eccellente struttura comunale che negli anni si è rinnovata pur potendo contare ancora su tante preziose, storiche colonne. Per me è questo che lo distingue dagli altri candidati. Inoltre ha una rara capacità di ascoltare e mediare con pazienza mille diverse sensibilità, perché è molto empatico.

Hai scelto di non ricandidarti? Perchè?

Verso la fine del primo mandato, dato anche il fatto che il testo unico degli enti locali non consente agli Ingegneri di esercitare nel Comune ove amministrano, ho iniziato ad insegnare. Fin dalla prima ora di supplenza mi sono innamorata di questo lavoro, tanto che nel 2022 ho conseguito l’immissione in ruolo per concorso. Portare avanti entrambe queste attività con la dedizione totale che ciascuna merita è stato molto impegnativo. Non desidero andare in aspettativa o parzializzare l’impegno, perché voglio dedicarmi alla formazione ed alla educazione dei ragazzi; penso che nei prossimi anni sia una delle sfide importanti che il nostro paese dovrà affrontare; di conseguenza per ora mi metto in disparte rispetto alla politica da amministratore.

Cosa farà Ingrid Luciani terminato l’impegno in amministrazione?

La prof, la moglie, la mamma, la figlia, la sorella di tante amiche ed amici che mi hanno aspettato con pazienza.

Scritto da

Paolo Paoletti

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