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Caro Diprè, la ‘mia’ Fermo non è il tuo palcoscenico: ecco perché non seguirò la tua conferenza stampa

Paolo Paoletti 4 min di lettura

di Paolo Paoletti

Gentili telespettatori, buonasera, sono l’avvocato Andrea Diprè, candidato sindaco per le prossime elezioni comunali del 25 e 26 maggio a Fermo. Il percorso è estremamente serio, siamo entusiasti di riaccendere i motori a Fermo e in questa diretta ho l’occasione e il piacere di presentarvi un riferimento assoluto della lista partito Dipreista a Fermo, la celebre Gaia Marziali (Freya Ferrari)…”.

Scorrendo una delle tante dirette Instagram di Diprè, sono bastati pochi secondi per farmi provare una sensazione precisa. Non ironia. Non fastidio. Era qualcosa di più sottile ma anche inquietante: la percezione che dietro tutto questo ci sia un meccanismo che funziona. E proprio per questo, pericoloso. Una scena che vorrebbe essere istituzionale, quasi autorevole, ma che, dopo pochi secondi, scivola altrove. Non tanto perché il candidato sindaco non conosce nemmeno le date in cui si vota, 24 e 25 maggio e non 25 e 26 (forse un lapsus) ma per il seguito che sta raccogliendo, soprattutto tra i giovanissimi maggiorenni e dunque votanti. Emblematico un video girato alla stazione dove Diprè annuncia la partenza per Fermo circondato da ragazzi e ragazze che lo incitano.

La Fermana ai vertici del calcio italiano. Un atleta di Fermo campione olimpico. Più sesso per tutti. Poi c’è il progetto della Casina delle Rose trasformata in ‘bordello’ che è sicuramente quello che sta ottenendo più consensi sui social. E giù risate. Like. Condivisioni. Ora è arrivato il nuovo annuncio: una conferenza stampa al Caffè Belli con la promessa di “far esplodere tutto”. Tutto virale. Tutto perfetto per i social. Continua a dire che fa sul serio ed io gli credo, ma non perché il progetto abbia contenuti, ma semplicemente perchè il rumore che genera è reale.

Dopo l’intervista pubblicata su Interferenze, ho letto molti commenti. Uno, più di tutti, mi è rimasto addosso: “Continuate a dare spazio a questo soggetto. Fate il suo gioco” e un altro rispondeva: “Spero davvero siano articoli a pagamento“. È una critica giusta. Scrivere di Diprè porta letture, è evidente. Interferenze non ha spazi a pagamento e non ha pubblicità. Se un interesse c’è, è quello delle letture. Ed è giusto dirlo. Il rischio è diventare parte del meccanismo che si vorrebbe raccontare.

Mentre scorrevano davanti a me quelle immagini fatte di fiamme, urla, volti deformati dalla rabbia generati con chissà quale programma, slogan come: “Ribaltiamo tutto”, “distruggere tutto”, “Fermo sta per esplodere”, “Fermo sta per tremare”, “Le minacce non mi fermano”, “Ho ricevuto minacce di morte”…mi è venuta in mente una canzone di Niccolò Fabi, una delle mie preferite in assoluto, che recita: “Penseresti all’odore di un libro nuovo, a quello di vernice fresca, a un regalo da scartare, al giorno prima della festa, al 21 marzo, al primo abbraccio, a una matita intera, alla primavera, alla paura del debutto, al tremore dell’esordio. Ma tra la partenza e il traguardo nel mezzo c’è tutto il resto…”

E lì, all’improvviso, non c’era più Diprè. C’era la mia Fermo. C’erano le commedie dialettali da ragazzino, con gli Amici del Teatro Fermano. C’era la prima volta a Radio Fermo Uno, l’emozione vera, quella che ti tremano le mani. C’erano i pomeriggi al cinema Helios con le lacrime agli occhi dalle risate perchè il Barone, ancora una volta, si era addormentato e russava. C’era ‘Vincè de piazza’ che trovavo puntualmente ad accogliermi alla fermata del bus da Roma di ritorno dall’Università: “Scusa se mi permetto”. C’erano le serate in diretta con il ‘Notturno’, con quelle voci della notte (Alda, Tilla, Menelao, Eva, Maria…), quegli anziani che chiamavano per non sentirsi soli ma che in realtà stavano aiutando anche me. Le tante, tante risate. Le dritte di Mario Rossetti e Tonino Onori. C’era la vista mozzafiato di Fermo quando alle 3 del mattino uscivo da Villa Nazareth per tornare a casa: maestosa, silenziosa, bellissima. Mi fermavo a contemplare lo skyline di quella che Osmann Pugnaloni chiamava “l’ammiraglia del Piceno”.

C’erano le feste, quelle vere: la Serie B della Fermana, la Provincia conquistata. La prima volta che venni chiamato a condurre la Cavalcata dell’Assunta. C’erano gli errori, anche. Quella stretta di mano chiarificatrice con l’allora sindaca dimissionaria Nella Brambatti. I giudizi affrettati, e poi la consapevolezza di aver sbagliato. L’odore dei pini la sera d’estate al Girfalco. La festa di Salette, gli ‘spari’ dai Cappuccini per San Giuseppe, la benedizione delle auto alla Misericordia, mia nonna che faceva l’uncinetto nel giardino con mia zia.

Caro Diprè, ma tu che ne sai di Fermo? Non seguirò la tua conferenza stampa. E, se possibile, spero davvero di non dover più parlare di te. La mia Fermo, come quella di tanti altri fermani, è qualcosa che si costruisce. Con fatica. Con errori. Con amore. “‘Giorno dopo giorno” come scrive Niccolò Fabi: “Silenziosamente”.

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Paolo Paoletti

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