L’INTERVISTA – “Non usate la nostra festa della birra come pretesto elettorale della politica delle sagre”: Gismondi difende 20 anni di gemellaggio con Ansbach
di Paolo Paoletti
Un messaggio Whatsapp: “Sono Francesco Gismondi e vorrei anche io dire la mia sull’evento di quest’ultimo fine settimana“. Per quei pochi che non lo conoscessero si tratta dello storico presidente dell’Associazione Amici di Ansbach che da vent’anni è artefice di uno dei gemellaggi più solidi d’Italia, quello appunto tra Fermo e Ansbach. Gismondi è amareggiato. A colpirlo è stata l’intervista pubblicata da Interferenze in cui veniva fatto l’esempio della ‘sua’ festa della birra, come emblema della politica delle ‘sagre in piazza’. Dietro a un evento come la Festa della Birra – ci fa capire – ci sono vent’anni di relazioni, scambi, incontri e opportunità costruite nel tempo.
Sono settimane che si sente puntare il dito contro la ‘politica delle feste in piazza’. L’ultima è stata l’intervista rilasciata a Interferenze dalla segretaria di AVS che ha portato l’esempio della “festa della birra”, ci sei rimasto male?

Non sono contrariato, per carità. Premetto che come presidente dell’Associazione Amici di Ansbach mi considero equidistante rispetto agli assetti politici e ai vari movimenti. È chiaro, però, che ho collaborato e collaboro con le amministrazioni che si sono succedute e questo mi sembra ovvio. Slegare dal contesto dei festeggiamenti per il ventesimo anniversario con Ansbach la festa della birra, a mio avviso, è solo strumentale alla fase pre-elettorale. La lingua italiana è talmente ricca e bella che avrebbe consentito egregiamente di parlare compiutamente del ventesimo inserendo in questo contesto anche l’evento in questione. Approfittare dei festeggiamento per dire solo di una piazza dedicata alla festa della birra mi sembra riduttivo e non rende merito all’azione di gemellaggio voluta all’unanimità dall’intero consiglio comunale e dalla città stessa.
Ti sei sentito colpito personalmente o hai vissuto quelle parole come una critica più generale al modello di città?
Da cittadino ho le mie opinioni e preferisco tenerle per me. Per indole, però, mi sento di rispondere a chi ha qualcosa da dire sulle iniziative che porto avanti per il bene della città. Vado avanti: ricopro questo incarico da 20 anni e, salute permettendo, voglio continuare. Quanto ad altre critiche, ricordo che una volta qualcuno, non vedendo i camion tedeschi parcheggiati in piazza come nei primi due anni, disse che la birra fosse italiana. In realtà arrivava da Norimberga, ma era trasportata da un mezzo italiano. Ecco, a volte certe considerazioni potrebbero anche essere risparmiate.
La festa della birra per i 20 anni del gemellaggio è solo intrattenimento o rappresenta qualcosa di più profondo, legato allo scambio culturale tra Fermo e Ansbach?

Vedere la Festa della Birra slegata dal contesto dei 20 anni del gemellaggio, in effetti, può risultare qualcosa di “storpio”. Va invece letta e compresa all’interno del quadro complessivo. Sono stati quattro giorni di eventi: dalla cerimonia di spillatura del primo giorno, alla visita a un’azienda vinicola del territorio insieme agli amici tedeschi. E ancora la tavola rotonda, il consiglio comunale, il coinvolgimento delle scuole e ovviamente il consiglio comunale in seduta straordinaria tenutosi in piazza con il coinvolgimento anche delle scuole. Capite che per questa ragione, come associazione, non si può accettare una lettura rivolta solo alla festa della birra.
Spenti i riflettori delle cerimonie ufficiali, che cosa rappresenta oggi questo legame tra Fermo e Ansbach?
Ricordo che quando fu fatto il gemellaggio, si decise di invitare tutti i Comuni della provincia di Fermo, anche perché in quegli anni era stata appena approvata la legge di istituzione della Provincia. Mi sembrò una scelta bella e significativa. Ricordo ancora che sette Comuni firmarono questo patto di amicizia e condivisione, dando all’iniziativa un respiro territoriale di tutta valenza. Alcuni di questi hanno partecipato alle celebrazioni dei vent’anni e, vedendoli, mi sono sentito di dire che anche per loro, oltre che per la città di Fermo, è stata un’opportunità: ogni Comune coltiva il turismo e gli scambi culturali, e questo può rappresentare davvero un’occasione importante che tutt’oggi va avanti.
Se dovessi raccontare questo gemellaggio con un’immagine o un momento simbolo di questi 20 anni, quale sceglieresti?
Ce ne sono tantissime, tutte belle. Una però la voglio dire. Vedere, l’altro giorno in consiglio comunale, una scolaresca dell’Annibal Caro, che ha uno scambio con un liceo umanistico di Rothenburg, mi ha fatto davvero piacere. Ognuno ha i propri figli, nipoti e questo, alla fine, è il senso più vero del gemellaggio. Non lo faccio per me, ma per i più giovani. E poi c’è anche un aspetto concreto: il commercio e l’economia. Ci sono realtà che, grazie a questi scambi, hanno creato contatti e ne hanno tratto beneficio.
Dopo vent’anni, cosa diresti oggi al “Gismondi di allora” che iniziava questo percorso?
Non pensavo di arrivare a questo risultato. Gli direi: “ Gismondi vai avanti. Se ci sono ostacoli indipendenti dagli altri, tira dritto e cerca di risolverli. Se invece ci sono opinioni divergenti sull’essenza del gemellaggio, non fondate, dovute a terzi, allora prendi posizione”. Significa confrontarsi, rispondere. Io sono fatto così, determinato sulle cose per le quali ho dichiarato il mio impegno .
E tra vent’anni, come vorresti che fosse ricordato questo gemellaggio?
Tra vent’anni mi piacerebbe che questa realtà risultasse avanzata sulla scorta di quanto le persone
richiedono. E parteciparé ai festeggiamenti magari con il bastone: non lo nascondo!! Sto cercando qualcuno da affiancare per potergli passare il testimone: secondo me continuerà. Continuerà perché tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute ci hanno creduto e si sono comportate bene. Ed è proprio questa la mia equidistanza. Vi do anche una notizia. Nel 2018, sono stato il primo a gettare il seme del nuovo gemellaggio con Anglet, cittadina francese nei Paesi Baschi gemellata con Ansbach. Durante una cena mi chiedevano di Fermo e, seduta stante, telefonai all’allora sindaco e gli chiesi: “Che faccio, vado avanti?” Mi disse di sì. Così è nato questo nuovo gemellaggio con la città francese e voglio portarlo avanti. Nei prossimo giorni ci sarà poi lo scambio tra licei, da Rothenburg con l’Annibal Caro, e la mia associazione sarà presente: parleremo con i ragazzi, offriremo loro un momento di condivisione, seppur semplice, con una pizza e una bibita.
Un sassolino finale che ti vuoi togliere dalla scarpa?
Un giorno mi chiamarono da Ansbach: “Francesco, c’è un importante Fondazione che per i 20 anni del gemellaggio, vuole fare una donazione. Dopo qualche giorni ricevemmo un bonifico”. Se non avessero percepissero il valore di tutto questo, dubito che ci sarebbe stato un impegno così concreto. Da ultimo l’auspicio che questo mio breve intervento sia si, servito a precisare e chiarire doverosamente quanto apparso sulla stampa, ma soprattutto per comunicare questo bel messaggio del gemellaggio”
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