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L’INTERVISTA – Interlenghi a viso aperto: da Malvatani al caso Scarfini, il messaggio non detto ai fermani: “Chiedetevi chi comanda davvero la città. La mia figura? Troppo ingombrante”

Paolo Paoletti 6 min di lettura

di Paolo Paoletti

Il giorno dopo l’annuncio della sua non ricandidatura alle prossime elezioni comunali di Fermo, Renzo Interlenghi — candidato sindaco per il centrosinistra nel 2020 — risponde, senza mezzi termini, alle domande di Interferenze.

Ne emerge un’intervista diretta, sincera e onesta: da un lato l’attaccamento alla città e ai suoi cittadini, dall’altro una profonda delusione per l’attuale classe dirigente politica. Oltre a questo c’è una netta presa di distanze dalla politica social del ‘metodo Calcinaro’ e un’analisi chiara del ‘caso Scarfini’.

Quella del 2020 fu una campagna elettorale tutta in salita, segnata dall’assenza di alcuni pilastri della coalizione e da una sfida, contro Calcinaro, oggettivamente difficile. Eppure Interlenghi non ha mai smesso di metterci la faccia. Lo stesso spirito lo ha guidato anche nella battaglia per il No nel referendum sulla separazione delle carriere, dove si è schierato con decisione, contribuendo alla vittoria.

Ora, però, è il momento di parlare chiaro: spiegare le ragioni della scelta di non scendere di nuovo in campo e dire, senza filtri, come stanno le cose.

Un momento della camopagna elettorale del 2020

Hai sostenuto con forza il No al referendum sulla separazione delle carriere: oggi, alla luce del risultato, ritieni davvero scongiurato il rischio di una giustizia a vantaggio del potere?

Ho sostenuto il No perché era una scelta di civiltà democratica alla luce di un attacco alla Costituzione che, partendo dalla giustizia, prefigurava un voto anticipato (viste le manovre oscure sulla legge elettorale) e un’elezione del Presidente della Repubblica mediante un Parlamento nuovo di zecca a motrice centrodestra, quindi il via al Presidenzialismo e all’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. La giustizia è sempre nel mirino di un certo “potere” politico, in particolare dopo la stagione di Mani Pulite ma i cittadini hanno dimostrato maturità democratica e, soprattutto, un attaccamento fortissimo alla Costituzione.

Qual è oggi, senza giri di parole, il problema più urgente di Fermo?

La casa per centinaia di persone che ancora vivono nella precarietà abitativa e il lavoro. La popolazione di Fermo è scesa sotto i 36 mila abitanti e questo significa che è una città poco attrattiva. Ci stiamo riempiendo di mega centri commerciali che non cambieranno di una virgola il PIL cittadino e vuoteranno ancora di più i centri storici. Occorre un’impresa che produca non che commercializzi i prodotti.

Alberto Scarfini, erede dell’attuale assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro, era dato per favorito ma oggi appare in difficoltà: è un problema di comunicazione o di contenuti?

No, è un problema di posti in Giunta. I suoi lo stanno mettendo all’angolo per evitare che faccia accordi con la destra, solo perché temono (e a ragione) di non essere riconfermati in base all’assioma: più liste eguale meno poltrone da spartire. L’ipocrisia è far credere ai cittadini che il civismo rappresenti la libertà dai partiti ma, in realtà, è solo la foglia di fico per proteggere i propri interessi.

Un momento della campagna elettorale 2020

Quanto pesa in questo la figura di Calcinaro?

Calcinaro si accredita come uno dei tanti capi bastone all’interno della maggioranza regionale di centrodestra con cui fare i conti, ha puntato in alto ma rischia di perdere tutto se non dovesse adeguarsi. Scarfini purtroppo non ha lo stesso carisma del suo predecessore e soffrirà questa presenza ingombrante perché sarà inevitabile non fare parallelismi e confronti.

Come interpreti l’annullamento della conferenza stampa della lista “Insieme per Scarfini” a seguito del forfait dello stesso candidato sindaco?

Come ho già detto rappresenta la difficoltà che ha Scarfini nel non sapere quali pesci prendere: rimanere legato ad un’idea romantica di civismo o cedere al partitismo. Secondo me, lui farebbe volentieri l’accordo con il centrodestra (anche con i simboli) pur di vincere. Ha fatto ‘all in’ e si sta giocando tutto.

La candidatura di Angelica Malvatani segna la preferenza per una figura esterna rispetto alla militanza politica: è una scelta di rinnovamento o il segno di una debolezza interna al centrosinistra?

Quando i partiti, a prescindere che si tratti di centrosinistra o di centrodestra, non sono in grado di esprimere candidati, significa che c’è un problema di classe dirigente. Cinque anni fa il PD (la sinistra radicale e i 5Stelle si rifiutarono di appoggiarmi) dovette far ricorso a me che, da militante all’epoca indipendente, si è sacrificato per tenere alta una bandiera. Oggi, dopo cinque anni, il centrosinistra di rivolge ad una figura bravissima come giornalista ma del tutto inesperta di dinamiche amministrative. Fare il Sindaco è un impegno gravoso e, per quanto mi riguarda, ho sempre detto che è un compito che fa tremare i polsi ma, probabilmente, mi sbaglio.

Nel 2020 i 5 Stelle correvano da soli con Stefano Fortuna, cosa è cambiato questa volta?

C’è un “campo largo” su base nazionale che sta veleggiando verso le prossime elezioni politiche. E’ l’inevitabile conseguenza. Mi dispiace solo che i 5S non sprigionino più quella forza elettorale che li portò al governo del Paese. Oggi rappresentano una sigla.

Tornerai in campo per questa sfida elettorale?

Da tempo ho capito che la mia figura è troppo ingombrante. Mi sono speso per il referendum, anche a costo di prendere un’altra “legnata” e mi sento come chi abbia vinto la Champions. Meglio smettere in bellezza.

Il tuo nome circola soprattutto a Fermo come figura autorevole per la prossima guida della segreteria provinciale del Partito Democratico, può essere una prospettiva?

Dubito che possa realizzarsi. Il Partito Democratico ha le sue dinamiche legate da un correntismo che io ho sempre disprezzato politicamente perché vengo dal PCI dove, magari le correnti c’erano ugualmente ma vigeva la regola del centralismo democratico. Oggi la politica è giustamente cambiata e chi, come me, volge lo sguardo al passato è fuori dal tempo. Non riuscirei, anche per mia impostazione culturale, a fare ciò che fa Calcinaro che riesce a postare su fb ogni cosa gli accada. La mia proverbiale riservatezza mi impedisce di assoggettarmi a un metodo di comunicazione che offende i cittadini perché è unilaterale e, spesso, foriera di semplificazioni che non si addicono ad un mondo così complesso come quello in cui viviamo.

C’è una cosa che oggi diresti ai cittadini che cinque anni fa, da candidato sindaco del centro sinistra, non hai avuto modo di dire?

Che li avrei capiti se non mi avessero votato essendo stato catapultato nell’agone della competizione a meno di due mesi dal voto ma che, se lo avessero fatto, avrebbero trovato una persona rispettosa delle loro istanze, che li avrebbe protetti dagli squali che vedono nella città di Fermo una vacca da mungere mentre si fanno feste in Piazza. Più volte chiesi al Sindaco chi comandasse realmente la città (il cambio di strategia sulla decisione di vendere la Casina delle Rose è emblematico), quindi, affinché oggi esprimano un voto sereno, si facessero prima questa domanda.

Scritto da

Paolo Paoletti

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