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L’INTERVISTA – Conoscere, per difendere il Girfalco. Spagnoli: “Sospendere subito i lavori: così si cancella la città. Si lasci la scelta alla prossima amministrazione”

Paolo Paoletti 10 min di lettura

di Paolo Paoletti

FERMO – “Fino ad oggi, l’attuale amministrazione comunale non ci ha fatto avere le relazioni degli organi di vigilanza, nonostante la richiesta di accesso agli atti”. Sono le parole di Federico Spagnoli, geologo e presidente del circolo Legambiente di Fermo che, insieme a Italia Nostra e a tutto coordinamento ambientalista e ai cittadini, è oggi in prima linea nella battaglia a difesa del Girfalco. Alla base della sua posizione ci sono elementi documentati, frutto di studio ed esperienza. In vista della manifestazione in programma domenica 19 mattina, dalle ore 10, questa intervista vuole aiutare a conoscere, capire e, nel caso, scendere in piazza a difesa di uno dei luoghi simbolo della città. Un percorso di rinnovamento in parte già avviato, ma che, ascensore a parte, potrebbe essere sospeso, almeno in attesa che la città scelga chi la guiderà nei prossimi cinque anni.

L’assessore Ingrid Luciani nel suo ultimo intervento ha richiamato una vecchia foto del Girfalco nel 1885, con siepi, aiuole e percorso ovale. Vi convince questa lettura storica oppure è una forzatura?

Il Girfalco  è il frutto della storia dei cittadini di Fermo dalla preistoria ad oggi. Notevoli sono le ultime ricerche sul fianco est del Girfalco che hanno trovato frammenti di ossidiana provenienti dalle isole Eolie risalenti al neolitico, oppure gli scavi degli anni Ottanta in cui sono venuti alla luce i resti della rocca. Fanno parte quindi di questa storia millenaria anche le evoluzioni che ci sono state dall’Ottocento fino ad oggi che andrebbero in qualche modo “lette”, conservate e riaccese.

La foto del 1885 pubblicata dall’assessore Luciani

In ogni caso, se si volesse recuperare uno stile ottocentesco, non vedo come la pavimentazione e le panchine in cemento bianche e senza schienale possano essere coerenti con questa visione ottocentesca mentre un recupero delle panchine in ferro sarebbe più coerente con una visione storica e di mantenimento della memoria, considerando stile e materiali. Poi le panchine in ferro hanno anche dimostrato di resistere a tutti i vandalismi possibili, cosa che invece le panchine in cemento non riescono a fare (vedi prato di Casabianca). Lo stesso dicasi per gli archi in ferro che circondano le aiuole ad ovest: materiali e stili ottocenteschi, sicuri contro urti accidentali per l’assenza di spigoli,  resistenza anche agli urti delle macchine e impatto visivo ed ecologico praticamente nullo, contrariamente al corten, color ruggine, spigoloso e problematico per il prato circostante.  Inoltre, il restauro in situ delle panchine in ferro  sarebbe molto meno costoso della loro rimozione e della successiva nuova realizzazione di panchine in cemento, come pure gli archi in ferro, semplici, sicuri, poco costosi, resistenti, e senza problemi per i prati.

La riqualificazione prende spunto da quelle foto e mappa venute fuori in questi giorni, per giustificare  delle aiuole “belle ma senz’anima” ed estremamente problematiche per la difficoltà nella manutenzione, dovuta agli elevati costi del personale e alla scarsità idrica dei nuovi tempi.  Guardiamo Villa Vitali: già a distanza di un anno le aiole sono in uno stato di degrado preoccupante e l’acqua per l’irrigazione viene fornita dalle autobotti dell’Asite.

Il progetto dell’amministrazione comunale

La riqualificazione, invece e purtroppo, non valorizza le emergenze storiche del parco sia ottocentesche che precedenti. Nessuna targa che valorizzi il leone con il melograno, nessuna valorizzazione delle panchine ottocentesche scolpite a mo’ di  splendidi cuscini che sono abbandonate tra i bagni dello chalet, nessuna considerazione della meridiana, del gallo segnavento, degli scavi archeologici degli anni ottanta, dei graffiti dei portali, testimonianza dei pellegrinaggi del medioevo, del teatro romano, del Parco della Rimembranza e del viale di accesso al Duomo che potrebbe diventare monumentale,  magari anche con l’esposizione dei reperti litici abbandonati nei magazzini comunali di Fontevecchia o dell’Antonini o delle piccole cisterne.

Dai recenti atti comunali che riguardano la realizzazione dell’area giochi l’amministrazione ha iniziato i lavori e sta andando avanti. Di fatto inizia la pavimentazione dell’area dal nuovo ascensore fino all’area giochi o sbaglio?

Esattamente. Il progetto prevede una pavimentazione di tutta l’area attualmente occupata dalla ghiaia, dal parcheggio davanti alla Villa Vinci fino all’area giochi. Questo comporterà una modifica molto pericolosa in quanto le radici dei pini dovranno prima essere rimosse per realizzare la pavimentazione e poi queste, avendo bisogno di aria,  cercheranno di crescere spaccando la pavimentazione. Credo che anche la persona meno esperta possa vedere cosa succede nelle strade fiancheggiate dai pini, dove il selciato diventa una “montagna russa”. E questo come si potrà e dovrà risolvere? Tagliando di nuovo le radici e rifacendo la pavimentazione, con infinto sperpero di denaro pubblico e sofferenza dei pini, fino al loro probabile abbattimento per pericolosità intervenuta a seguito dei tagli “radicali”.

La ghiaia in tutti i parchi d’Europa viene utilizzata proprio perché capace di adattarsi nel tempo alla crescita delle radici, cosa che una pavimentazione rigida in graniglia cementificata (per me è comunque cemento) non può fare. Bene, andiamo avanti così, continuiamo a farci del male, come diceva il buon Moretti.

Riportare il parco “com’era” è davvero una tutela oppure è un modo elegante per giustificare un progetto già deciso?

Credo che, più che altro, sia una base sbagliata da cui sono partiti i soli tecnici. Purtroppo il progetto ha tutta l’aria di essere sta concepito nel chiuso di una stanza, tra tecnici che poco conoscono Fermo e che hanno applicato accademicamente i principi estetici di un parco odierno, con stile e materiali “alla moda”. E in questo caso bisogna rimarcare la grande assente in questa vicenda che è la politica, che lascia l’iniziativa ai tecnici e non concepisce il coinvolgimento della cittadinanza nelle decisioni importanti che la riguardano.

L’assessore Luciani garantisce: “Mai scempio”. Voi invece parlate di rischio concreto. Dove sta la verità?

Spesso la verità è, o potrebbe essere, nel mezzo se ci fosse una vera politica in grado di dialogare con i cittadini. Il coordinamento delle associazioni ambientaliste del fermano ha indetto una assemblea pubblica per costringere l’attuale amministrazione comunale presentare il progetto alla cittadinanza, dato che, fino a quel momento, nessuno sapeva niente. In quella assemblea i cittadini (e non il coordinamento ma, sottolineo, i numerosi cittadini presenti) hanno avanzato critiche, correzioni e suggerimenti a seguito dei quali noi ambientalisti abbiamo proposto non di bloccare ma di correggere il progetto, seguendo un percorso condiviso con la cittadinanza. Questo avrebbe permesso e permetterebbe ancora oggi,  di trovare una “verità intermedia”. Purtroppo, ad oggi, debbo riscontrare un rifiuto della politica a questa nostra proposta che ci è stata “rimandata al mittente” e invece si è iniziato subito con i lavori che sono in parte già partiti.

Va dato atto che tutti gli organi di vigilanza, partendo dalla Soprintendenza, hanno dato il via libera…

Avremmo molto piacere nel vedere questi pareri, dato che, fino ad oggi, l’attuale amministrazione  comunale non ci ha fatto avere le relazioni degli organi di vigilanza, nonostante la richiesta di accesso agli atti. Le epigrafi di Villa Vitali insegnano qualcosa…

Il punto più contestato è quello delle aree non calpestabili: davvero si rischia di perdere il Girfalco “vissuto” dai fermani?

Non è solo la pavimentazione. Ci sono ad esempio i bagni pubblici, anzi, non ci sono proprio i bagni pubblici, che non esistono più da tre anni, dopo che sono stati venduti ad un privato insieme alla casa del custode, come quelli più vecchi venduti insieme alla Casina delle Rose, sempre ad un privato. E i bagni pubblici non saranno disponibili almeno per i prossimi quattro anni  cioè fino alla scadenza del contratto con i gestori dello chalet. Almeno nel progetto, questa cosa dei bagni, si sarebbe potuta inserire ma, forse, l’estetica proposta da qualche tecnico ha prevalso sulle esigenze dei cittadini e sulla fruibilità del Girfalco.

Se dovessi spiegarlo a un cittadino che oggi è indeciso e si sta informando su questi lavori: qual è la cosa concreta che cambierà in peggio?

La perdita di identità e il degrado negli anni successivi per la difficolta di una manutenzione troppo onerosa, la mancanza dei bagni, la visibilità a scapito della vivibilità.

Si rischia di perdere l’anima del girfalco, del suo respiro, il calore che trasmette quando si va a passeggiare la sera, i colori della ghiaia rosa e delle panchine verdi, insieme agli amici che si incontrano, i bambini che si vedono giocare, le persone che si ristorano allo chalet, gli anziani e i disabili che possono raggiungere il parco con l’ascensore (sul quale, guarda caso, siamo tutti d’accordo ), insomma il genius loci del Girfalco.

Più ancora del progetto, contestate il metodo: cosa è mancato davvero? Condivisione? Trasparenza?

Ambedue. Come ho detto sopra, il coordinamento è intervenuto per costringere l’amministrazione a presentare ai cittadini fermani il progetto che non è passato nemmeno in consiglio comunale ma solo in giunta. Ora, io mi domando: ma che concezione di democrazia e partecipazione hanno i politici di questa attuale amministrazione comunale attuale se un manipolo di tecnici può cambiare il volto di una città, senza che la cittadinanza  possa avere la possibilità di esprimere almeno un’opinione, o meglio incidere su questi cambiamenti?

Se il Comune vi avesse coinvolto prima, oggi saremmo qui a parlare della manifestazione di domenica 19 aprile?

Il progetto dell’amministrazione

Dipende, se l’attuale amministrazione comunale “per coinvolgere” intende solo comunicare, come ha già fatto notare qualcuno “un po’ “ più autorevole di me, allora saremmo ancora qui a parlare della manifestazione. Se l’attuale amministrazione comunale avesse veramente coinvolto la cittadinanza con riunioni di confronto aperto e diponibilità a recepire suggerimenti logici non saremmo certo qui. Devo dire che questa amministrazione ha dimostrato di avere una concezione anomala della partecipazione. Le poche volte che ha convocato la consulta dell’ambiente lo ha fatto solo per comunicare progetti già acquisiti. Diciamo che la collaborazione è stata unilateralmente ridotta al  lumicino e quella poca è stata indirizzata verso associazioni o persone più o meno compiacenti.

Cosa vorresti emergesse dalla mobilitazione di domenica?

Un ripensamento dell’attuale amministrazione comunale con la sospensione temporanea dei lavori e l’inizio di un percorso condiviso con la cittadinanza, in modo da lasciare alla prossima amministrazione la possibilità di intervenire con una politica diversa. Soprattutto perché l’attuale amministrazione è in scadenza e sarebbe una cosa elegante dare la possibilità di questa scelta a chi  verrà tra poco più di un mese invece di lasciare, poco rispettosamente credo,  un progetto spinoso,  ingombrante e tutto da realizzare.

Come dovrebbe essere, secondo Legambiente e tutto il coordinamento, il Girfalco ideale?

Dovrebbe essere curato, rinvigorito, riveduto il viale di accesso al Duomo con una pavimentazione in accordo con la facciata, dovrebbe essere valorizzato il verde, con la manutenzione costante degli alberi presenti e futuri, e dei prati fruibili, dovrebbero essere restaurate e valorizzate le emergenze storiche, dovrebbero essere realizzati i bagni pubblici,  dovrebbe essere lasciata la ghiaia e le panchine in ferro specialmente quella circolare intorno al cedro, e infine, dovrebbe essere esclusivamente pedonale.

Scritto da

Paolo Paoletti

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