Perchè la politica locale ha bisogno dei giornalisti per sopravvivere?
di Paolo Paoletti
Prima Angelica Malvatani candidata sindaca per il centro sinistra a Fermo. Ora lo storico volto del TGR Marche, oggi in pensione, Paolo Marconi candidato sindaco a Pedaso, questa volta con una lista civica che vedrebbe però una regia targata dem. Questa tornata elettorale, soprattutto nel Fermano, sembra essere più che mai caratterizzata dalla discesa in campo dei giornalisti. La domanda, già nata con la candidatura di Angelica, è riaffiorata nel leggere di Marconi, professionista stimatissimo. Perché la politica ha bisogno dei giornalisti per sopravvivere?
Davvero, in tutti questi anni, i partiti non sono stati in grado di coltivare figure valide da proporre come guida di una comunità? Se così fosse, ci troviamo di fronte ad un serio campanello d’allarme che meriterebbe molto più di un commissariamento (vedi PD provinciale del fermano). Anche l’esplosione di liste civiche ‘mascherate’ ne è un altro segnale (vedi Forza Italia e Scarfini).
Senza entrare nel merito delle competenze amministrative dei colleghi in questione, la vicenda va analizzata, secondo me, sotto un altro aspetto. Che fine hanno fatto l’appartenenza, la militanza e la gavetta politica? Si iniziava nei gruppi dei giovani a fare il lavoro ‘scomodo’, i banchetti in piazza, le affissioni durante le campagne elettorali, i volantinaggi, le prime assemble, insomma: la militanza. Una parola che oggi sembra quasi far paura. Per non parlare dell’altra parola, diventata negli ultimi anni ancora più terrificante: partito. Magari dopo qualche anno si diventava consigliere comunale e dopo ‘la gavetta’, se si era bravi, arrivava la candidatura a sindaco o sindaca.
Oggi tutto questo sembra essere stato scavalcato. E, paradossalmente, proprio da chi, per mestiere, racconta la politica.
I giornalisti locali, quando fanno bene il loro lavoro, conoscono i problemi, li vivono, li raccontano, li denunciano. Sono dentro il territorio e soprattutto sono quei ‘nomi noti’ che la politica non è più in grado di produrre. Qui però arriva il passaggio più delicato. Il giornalista, percepito come voce autorevole ‘super partes’ e dunque credibile, anche perché esterno alle logiche di partito, nel momento in cui accetta una candidatura getta inevitabilmente la maschera. E allora viene da chiedersi: tutto quello che è stato scritto prima era davvero libero? Per il cittadino è un doppio scossone: da una parte scopre che il ‘suo’ partito non ha figure interne da candidare e dall’altra vede che quel giornalista di cui si fidava, che leggeva o ascoltava ogni giorno, alla fine è schierato e magari proprio da quella parte che non condivide.
Siamo chiari, lungi da me giudicare le scelte degli altri. Meritano grande rispetto. Tutti abbiamo le nostre idee politiche, simpatie, antipatie che, nel bene e nel male, si riversano nei nostri articoli. Molti di noi, soprattutto all’inizio, siamo stati contattati per ricoprire incarichi di addetto stampa all’eletto di turno. Questo comporta fare il proprio lavoro a prescindere se si creda o meno in quello che il politico ci dice di scrivere. Il ‘portavoce’, appunto. Le tue idee vengono messe da parte a vantaggio di una busta paga sicura, seppure per un periodo temporaneo.
Da ragazzino un noto giornalista locale mi diceva: “Durante le conferenze stampa il vero reporter non si mette mai in prima fila. Se qualcosa accade alla sue spalle non lo vede. Stando dietro ha tutto sotto controllo”. Oggi, il giornalista passa da osservatore a protagonista mentre la politica tradizionale scivola in platea, ridotta a spettatrice e, al massimo, a talent scout.
Dunque le future guide dei nostri enti locali saranno sempre più i professionisti della stampa?
Un giornalista è già formato per la campagna elettorale: sa parlare, sa costruire un messaggio, sa ascoltare, sa gestire interviste e attacchi. Un pacchetto bello e pronto che proprio per questo è irresistibile per una politica che, esultando per la figura di grande rilievo ‘conquistata’, ignora che è di fronte al suo più grande fallimento.
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